127/3 - L'uniforme dei Carabinieri distaccati a San Marino

Nel maggio 1921, un nucleo di venti Carabinieri, dipendente dalla legione di Bologna, veniva distaccato a San Marino, per svolgervi funzioni di ordine pubblico su richiesta delle locali Autorità. La presenza del distaccamento sul territorio della Repubblica veniva prorogata a tempo indeterminato nel settembre 1923, a seguito di un'intesa fra il Presidente del Consiglio e Ministro dell'Interno, Mussolini, ed i Reggenti sanmarinesi, Morri e Gozi. In tale occasione veniva inoltre concordato che i Carabinieri distaccati a San Marino avrebbero indossato uno speciale distintivo, che riproduceva i colori della Repubblica del Titano. L'anno successivo, il Governo sanmarinese si opponeva alla sostituzione della tradizionale divisa grigio-verde dei Carabinieri distaccati sul proprio territorio, con quella nera che il Governo italiano aveva appena introdotto. Il Ministro della Guerra italiano, Di Giorgio, si dichiarava disposto a rinunciare al cambiamento della divisa, ma era invece contrario all'uso dei distintivi di San Marino, del quale sosteneva di non essere stato a suo tempo informato. Egli chiedeva pertanto, il 12 settembre 1924, al Ministro degli Esteri, Mussolini, di comunicare al Governo della Repubblica quanto segue:

«I Reali Carabinieri che fanno servizio in San Marino - i quali funzionano come un distaccamento carabinieri della Legione di Bologna - continuano a far parte del Regio Esercito Italiano, e [...] non può essere in alcun modo consentito che la loro uniforme regolamentare sia comunque alterata. Eppertanto, io non posso concedere né che i colori nazionali della Repubblica siano applicati al colletto e alle manopole della giubba, né che gli ufficiali sostituiscano la sciarpa azzurra regolamentare con quella bianco-celeste». (Di Giorgio a Mussolini, Roma, 12 settembre 1924, ASE, P 1919-30, 1562)

In una lettera indirizzata al Console italiano a San Marino, Gori, il Segretario di Stato agli Esteri sanmarinese, Gozi, così replicava:

«Il Regio Ministero della Guerra è evidentemente incorso in un involontario errore dichiarando di non consentire a che l'uniforme regolamentare dei Carabinieri in servizio a San Marino venga alterata con l'applicazione dei colori distintivi della Repubblica al colletto e alle manopole della divisa grigio verde, in quanto che detti distintivi sono stati sin dall'inizio del corrente anno applicati da questo Governo in seguito ad accordo col Governo Italiano preceduto dal molto ponderato consenso del Ministero stesso. Questa Segreteria poi non ha ulteriormente richiesto varianti supplettive ai distintivi già accordati e tanto meno di sostituire la sciarpa bianco-celeste a quella azzurra: avuta conoscenza che volevasi sostituire la divisa grigio verde con la nera questa Segreteria ha soltanto fatto notare al Regio Ministero della Guerra che ciò era contrario agli accordi intervenuti e alle leggi emanate in conseguenza degli accordi. Posto dunque che il Regio Ministero della Guerra ha già consentito all'applicazione dei distintivi sanmarinesi sulla divisa dei carabinieri in servizio a San Marino e che lo stesso Ministero consente ai carabinieri in servizio a San Marino di portare l'uniforme grigio verde a conferma dell'accordo già intervenuto, mi pare di poter concludere che non esiste alcuna divergenza a che le cose seguitino come sono». (Gozi a Gori, San Marino, 3 ottobre 1924, ibidem)

Ma Di Giorgio tornava a far presente a Mussolini, il 3 novembre 1924, quanto segue:

«Fino dal maggio 1921 - in seguito a richiesta rivolta dalla Reggenza della Repubblica di San Marino al Ministero dell'Interno - fu inviato nel territorio di quello Stato un distaccamento di 20 carabinieri, al comando di un ufficiale, con incarico di provvedere al servizio di P.S. di quel territorio stesso, in attesa che si costituisse un corpo locale di gendarmeria. Tale distaccamento, che per proroghe successive concesse dal Ministero dell'Interno fu sempre mantenuto nel territorio della Repubblica, avrebbe dovuto essere ritirato il 30 settembre dello scorso anno. Senonché, avendo la Reggenza di San Marino rappresentato l'impossibilità di provvedere alla istituzione di una gendarmeria propria e la conseguente necessità di una proroga a tempo indeterminato - nonché la opportunità che il servizio prestato dai CC. RR. venisse attuato in guisa tale da dare la sensazione della indipendenza e della sovranità della Repubblica, il Ministero dell'Interno - d'accordo con la Presidenza del Consiglio - decise di accordare la proroga richiesta e di concedere che - tenuta ferma la dipendenza del reparto dai comandi gerarchici dell'arma - sulla divisa dei militari componenti il distaccamento, e precisamente sul bavero e sulle manopole della uniforme, fossero applicati i colori bianco e azzurro della Repubblica di San Marino. L'esame della corrispondenza intercorsa, al riguardo, fra questo Ministero e quello dell'Interno, rileva la precisa volontà del Ministro della Guerra del tempo di non consentire alcuna deroga al criterio sostenuto - e sempre fedelmente seguito - di lasciare immutata la tradizionale divisa dei Carabinieri italiani anche quando, come altra volta è avvenuto, siano comandati a prestare servizio all'Estero. Ma di queste ragioni non si credette tener conto, e la Presidenza del Consiglio, [...] l'8 dicembre 1923, determinò - per ragioni di opportunità politica - di concedere l'applicazione di distintivi speciali che furono infatti adottati e sanciti con apposita legge della Repubblica. Di tale questione io sono venuto a conoscenza solo recentemente, quando si è trattato di decidere fra il parere del Comando Generale dell'Arma che intendeva estendere l'obbligo della nuova uniforme - adottata per tutti i carabinieri - anche a quelli distaccati a San Marino, ed il contrario avviso del Governo della Repubblica che - forte degli accordi presi a suo tempo col Ministero dell'Interno - chiedeva e sosteneva il diritto alla conservazione della uniforme grigio verde. [...] Prego pertanto cotesto Ministero di voler intervenire presso il Governo della Repubblica affinché l'autorizzazione relativa alle modifiche già apportate all'uniforme regolamentare del CC. RR distaccati a San Marino, venga abrogata». (Di Giorgio a Mussolini, Roma, 3 novembre 1924, ibidem)

Il 4 marzo 1925, il Capo dell'Ufficio I della Direzione Generale degli Affari Politici E.L. del Ministero degli Esteri, De Marsanich, così chiedeva al Ministro dell'Interno, Federzoni, di fornire notizie più precise sulle intese con San Marino:

«Occorre rilevare che il Regio Dicastero della Guerra allude ad accordi intervenuti all'uopo tra il Regio Ministero dell'Interno (conforme altresì a foglio della Presidenza del Consiglio, in data 8 dicembre 1923 [...]) e la Repubblica di S. Marino; mentre - almeno dalle ricerche eseguite in questi Archivi - nulla risulta in merito al Regio Ministero per gli Affari Esteri - il quale trattandosi di intesa con un Governo estero - malgrado la particolare situazione di San Marino - a suo tempo ne sarebbe stato senza dubbio messo al corrente non solo, ma incaricato, nella sua speciale competenza, di condurre gli eventuali negoziati». (De Marsanich a Federzoni, Roma, 4 marzo 1925, ibidem)

La questione veniva chiarita il 20 marzo 1925, quando il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Suardo, informava Mussolini che

«Nel mese di novembre del 1923 in seguito alla personale richiesta del Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, S.E. il Presidente del Consiglio dei Ministri diede disposizioni affinché fosse interessato il Ministero della Guerra ad aderire, in via del tutto eccezionale, al desiderio dei Reggenti la Repubblica di S. Marino circa l'adozione di uno speciale distintivo per i Carabinieri colà in servizio. Alle premure di questa Presidenza il predetto Ministero rispose con le lettere 26 novembre e 15 dicembre 1923 [...] che, a suo tempo, furono integralmente comunicate alla Direzione Generale della Pubblica Sicurezza». (Suardo a Mussolini, Roma, 20 marzo 1925, ibidem)

Il chiarimento non convinceva del tutto Mussolini, il quale, il 7 aprile 1925, osservava:

«Il Regio Ministero della Guerra rappresenta [...] come la concessione di un nucleo di reali carabinieri alla Repubblica di S. Marino, avvenuta nel maggio 1921, ebbe carattere transitorio e, stando alle assicurazioni del Governo della Repubblica, avrebbe dovuto essere di durata brevissima. La concessione, invece, continua ed il Governo medesimo "affaccia ora pretese che non possono in alcun modo essere accettate". Il nucleo funziona, infatti, come un vero e proprio distaccamento della Legione di Bologna ed i militi continuano a far parte del Regio esercito, e non può perciò essere in alcun modo consentito dalla Autorità Militare che la loro uniforme regolamentare sia comunque alterata. E' bensì vero, soggiunge S.E. il Ministro della Guerra, che fin dal dicembre 1923 la Presidenza del Consiglio concesse che sulle manopole e sul bavero dell'uniforme grigio verde fossero applicati i colori della Repubblica; ma la concessione aveva evidentemente carattere provvisorio, come era provvisoria la concessione stessa del nucleo. Ora che la permanenza del distaccamento si prolunga oltre i limiti previsti, egli crede necessario modificare anche la precedente concessione relativa all'uso della uniforme grigio verde ed estendere al distaccamento di San Marino le nuove disposizioni che regolano l'uniforme per i militari dell'arma. A ciò lo inducono anche le numerose difficoltà di ordine amministrativo che s'incontrano per conservare i due tipi di uniforme. S.E. il Generale Di Giorgio propone pertanto di ritirare l'uniforme grigio verde e di approfittare di questa favorevole circostanza per imporre al Governo della Repubblica l'accettazione della uniforme nera regolamentare e l'abolizione di tutti i distintivi speciali adottati. Questa R. Amministrazione, a prescindere da qualunque apprezzamento di merito, e salvo elementi che non siano di sua conoscenza, concorda con quella della Guerra, nel senso che la concessione nel 1921 al Governo di S. Marino non poté avere carattere definitivo e irrevocabile, tanto meno poi quando si osservi che essa non venne effettuata con una regolare stipulazione internazionale. Di conseguenza, rimane in facoltà del Regio Governo o di farla cessare, richiamando senz'altro - ove lo creda - i CC. RR. colà destinati, o di condizionare la loro permanenza alle esigenze generali della disciplina e del servizio proprio al Corpo cui essi appartengono. Circa l'opportunità del primo provvedimento, è ovvio di formulare riserve, data la convenienza di mantenere le tradizionali relazioni di cortesia e di vicinato con il piccolo Stato Sanmarinese, e sopratutto dato l'interesse che possiamo avere ad esercitare colà, con vantaggio della nostra vigilanza interna, funzioni di polizia commessa a nostri Agenti di fiducia. Circa il secondo punto, è d'uopo peraltro tener conto dell'autorevole intendimento della Competente Autorità Militare con la quale codesto On. Dicastero potrebbe forse procedere quindi a dirette intese, per favorire un regolamento delle questioni di dettaglio». (Mussolini a Federzoni, Roma, 7 aprile 1925, ibidem)

In seguito, il Governo italiano accettava che i Carabinieri distaccati a San Marino continuassero a portare i distintivi e ad indossare l'uniforme grigio-verde.

Vedi anche

Diaz a Suardo, Roma, 26 novembre 1923, all. a Suardo a Mussolini, Roma, 20 marzo 1925, ASE, P 1919-30, 1562; Grandi a Gori, Roma, 22 maggio 1925, ibidem; Crispo Moncada a De Marsanich, Roma, 1° agosto 1927, ibidem; Guariglia a Gori, Roma, 10 agosto 1927, ibidem.;