163/3 - Gli Accordi di Spa

La Conferenza di Spa, svoltasi dal 5 al 16 luglio 1920 con la partecipazione di Belgio, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia e Polonia, si concludeva con la firma di vari accordi, aventi ad oggetto le modalità di esecuzione di alcune disposizioni del Trattato di pace di Versailles, concluso il 28 giugno 1919 tra le Potenze Alleate e Associate e la Germania [1] . Il 9 ottobre 1920, il Ministro degli Esteri, Sforza, chiedeva al Ministro del Tesoro, Meda, un parere sul duplice quesito se gli Accordi di Spa, in particolare quello del 16 luglio 1920 in materia di riparazioni, dovessero essere ratificati dall'Italia, e se tali Accordi dovessero essere approvati dal Parlamento ai sensi dell'art. 5 dello Statuto albertino [2] . Sforza osservava in argomento:

«Sembra a questo Ministero che, parlando di ratifica, sia necessario fare una distinzione fra la ratifica nei rapporti internazionali e la ratifica nei rapporti interni, intesa come provvedimento diretto a dare esecuzione alla convenzione suddetta nel territorio del Regno. Per quanto riguarda la ratifica nei rapporti internazionali questo Ministero ritiene che, a meno che la Segreteria della Conferenza degli Ambasciatori faccia esplicita richiesta, non sia necessaria da parte nostra una ratifica espressa dell'Accordo di Spa che del resto avendo già avuto un principio di esecuzione deve intendersi tacitamente ratificato. Per quanto riguarda, invece, la ratifica nei rapporti di diritto interno, questo Ministero ritiene che, importando l'accordo di Spa un onere finanziario, sia necessario a norma dell'art. 5° dello Statuto di presentare l'accordo suddetto all'approvazione del Parlamento». (Sforza a Meda, Roma, 9 ottobre 1920, s.h., ASE, Gab. T e SdN, 1)

Meda rispondeva a Sforza il 19 ottobre 1920, esprimendo diverso parere nei seguenti termini:

«Parrebbe a questo Ministero che gli accordi internazionali modificativi dei Trattati di Pace debbano essere ratificati con la stessa procedura seguita per i trattati medesimi». (Meda a Sforza, Roma, 19 ottobre 1920, s.d., ibidem)

Il 20 novembre 1920, il Delegato italiano alla Commissione delle Riparazioni, Bertolini, esprimeva invece opinione analoga a quella di Sforza, e, in relazione all'Accordo del 16 luglio 1920, affermava:

«Il detto accordo, come è definito nel titolo, è concluso "entre les Alliés pour le règlement de certaines questions relatives à l'application des Traités de Paix". Dall'esame delle sue disposizioni risulta manifesto che trattasi di materie per le quali la Commissione delle Riparazioni ha piena competenza, col concorso, in alcuni casi, del consenso dei Governi. La Commissione delle Riparazioni avendo preso atto dell'accordo, non credo che lo stesso debba essere soggetto ad altre formalità. Per quanto mi risulta, anche gli altri Stati hanno fatto una eguale valutazione della natura giuridica dell'accordo». (Bertolini a Sforza, Parigi, 20 novembre 1920, ibidem)

Meda ribadiva il proprio punto di vista il 2 dicembre 1920, scrivendo al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giolitti, a Sforza e al Ministro dell'Industria e del Commercio, Alessio:

«A stretto rigore l'accordo di Spa, in quanto modifica alcune partizioni dei Trattati di Pace, parrebbe che dovesse essere ratificato dal Parlamento con la identica procedura seguita per la ratifica dei Trattati. Giova, peraltro, porre in rilievo che l'accennato accordo per quanto contenga clausole finanziarie di grande importanza, non è un documento internazionale a sé stante, perché suppone la fissazione della indennità globale da porre a carico della Germania; cosa questa che avrebbe dovuto aver luogo nella conferenza di Ginevra. Sono noti i motivi per i quali tale Conferenza non ha ancora avuto luogo e come la determinazione dell'indennità globale, giusta le recenti comunicazioni, debba aver luogo per gradi in Convegni successivi da tenere a Bruxelles, Ginevra e a Parigi presso la Commissione delle Riparazioni. Pertanto parrebbe che il Parlamento dovrebbe essere chiamato ad esaminare la cosa nel suo complesso definitivo». (Meda a Giolitti, Sforza e Alessio, Roma, 2 dicembre 1920, s.h., ibidem)

Sulla questione intervenivano anche Giolitti e Alessio. Il primo, in un telegramma a Sforza del 2 dicembre 1920, formulava le seguenti osservazioni:

«In ordine a quanto codesto Ministero mi riferisce circa la ratifica dell'accordo di Spa, mi sembra che, data l'entità delle clausole finanziarie in esso contenute, debba essere sottoposto all'approvazione del Parlamento». (Giolitti a Sforza, Roma, 2 dicembre 1920, s.h., ibidem)

Il secondo, rispondendo a Sforza il 16 dicembre 1920, così si esprimeva:

«E' mia opinione [...] che l'accordo di Spa, il quale modifica importanti pattuizioni dei Trattati di pace, debba essere sottoposto alla ratifica del Parlamento, e che perciò vi sia bisogno di un'apposita legge, o almeno per ora, di un decreto-legge. [...] Ritengo che fin d'ora si debba far luogo alla ratifica nel modo dianzi accennato sia per l'indole in sé del documento, sia in vista degli ulteriori impegni di carattere internazionale i quali vengono a derivare». (Alessio a Sforza, Roma, 16 dicembre 1920, ibidem)

Note

[1] vedi anche: 183/3 - Gli Accordi di Spa;
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[2] Per il testo dell'articolo citato vedi nota....
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