164/3 - La modifica della Convenzione di commercio e di navigazione italo-egiziana del 14 luglio 1906

Nel gennaio 1920, l'Ambasciatore britannico a Roma, Buchanan, trasmetteva al Ministro degli Esteri, Scialoja, un promemoria con il quale il Governo egiziano, all'epoca sotto protettorato britannico [1] , faceva presente l'esigenza di modificare, in relazione a talune merci, il regime doganale stabilito con il consenso delle Potenze interessate durante la guerra. I Ministri delle Finanze, Tedesco, dell'Industria del Commercio e del Lavoro, Ferraris, e dell'Agricoltura, Visocchi, interpellati al riguardo, esprimevano parere negativo sulla richiesta, in quanto incompatibile con talune disposizioni della Convenzione di commercio e di navigazione italo-egiziana del 14 luglio 1906, approvata e resa esecutiva con L. 14 marzo 1909 n. 143 [2] . Il nuovo Ministro degli Esteri, Sforza, prendeva allora in esame la possibilità di modificare la Convenzione del 1906, in modo da renderla compatibile con la richiesta egiziana e, il 20 novembre 1920, sottoponeva la questione al Consiglio del Contenzioso Diplomatico, con la specificazione che il parere reso in relazione a questo caso sarebbe servito di norma al Governo per la corretta applicazione, in circostanze analoghe, dell'art. 5 dello Statuto [3] . Il quesito era così formulato:

«Se per consentire alla proposta modificazione di alcuni articoli del Trattato di commercio italo-egiziano del 1906, reso esecutivo per legge, relativi all'ammontare dei diritti di importazione, di esportazione e di banchina in Egitto, debba il Governo ottenere il preventivo assenso del Parlamento, o se possa consentire senz'altro alla predetta modificazione, nell'esercizio delle facoltà conferitegli dall'art. 5 dello Statuto». (Comitato del Consiglio del Contenzioso Diplomatico, Roma, 3 gennaio 1921, ASE, Cont., 8)

Il Comitato del Consiglio del Contenzioso, nell'adunanza del 31 gennaio 1921, esprimeva il parere che

«L'adesione del Governo del Re alle proposte del Governo egiziano, in quanto esse derogano a un trattato che contiene reciproche obbligazioni, approvato e reso esecutivo nel Regno per legge, debba assumere la forma di un nuovo accordo internazionale, soggetto del pari all'approvazione delle Camere nei modi consueti, o debba per lo meno essere concessa dal Governo con la riserva formale del loro assenso». (Comitato del Consiglio del Contenzioso Diplomatico, Roma, 31 gennaio 1921, ibidem)

Conformemente a tale parere, il Governo italiano stipulava con l'Egitto un nuovo accordo per la tassazione degli spiriti, mediante Scambio di note del 31 marzo-26 aprile 1921 [4] , cui veniva data esecuzione con D.L. 26 aprile 1921 n. 1333 [5] , poi convertito in L. 10 luglio 1925 n. 2480.

Vedi anche

Sforza a Scialoja, Roma, 6 novembre 1920, ASE, Conf., 8; Promemoria del Comitato del Consiglio del Contenzioso Diplomatico, Roma, 31 gennaio 1921, ibidem.;

Note

[1] vedi anche: 493/3 - Il riconoscimento del protettorato britannico in Egitto;
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[2] Il testo della Convenzione si trova in Trattati e Convenzioni, v. XVIII, pp. 717-748.
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[3] Per il testo dell'articolo citato vedi nota...
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[4] Testo in Trattati e Convenzioni, v. XXVII, pp. 120-125.
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[5] Testo in Leggi e Decreti, 1921, p. 3313 seg.
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