494/3 - La missione del Sultano di Obbia in Etiopia

Il 16 luglio 1922, il Ministro d'Italia ad Addis Abeba, Cora, informava il Governatore della Somalia, Riveri, che Alì Yussuf, Sultano di Obbia, sotto protettorato italiano in base al Trattato dell'8 febbraio 1889 [1] , aveva inviato una missione ad Addis Abeba presumibilmente allo scopo di discutere con quel Governo la istituzione di un sultanato nel territorio etiopico confinante con la regione di Obbia, dove risiedeva una popolazione favorevole ad Alì Yussuf. A tale proposito, Riveri così scriveva al Ministro delle Colonie, Amendola:

«Consta a questo Governo invio missione che occorre sia senz'altro sconfessata qualunque sia incarico ricevuto. Ho fatto chiedere categorici schiarimenti Sultano e mi riservo successive comunicazioni urgenza compatibilmente distanza che separa questa Sede da Obbia e mezzi comunicazioni. Pregherei intanto riferirmi da chi composta missione e se irregolarmente latrice lettera Sultano autenticazione sigillo Alì Jusuf». (Riveri a Amendola, Mogadiscio, 20 luglio 1922, all. a Amendola a Schanzer, Roma, 23 luglio 1922, ASE, MAI, 89-4)

Il 23 luglio 1922 Amendola inviava la seguente comunicazione al Ministro degli Esteri, Schanzer:

«Mi associo interamente alla richiesta del Governatore, che la missione inviata dal Sultano Alì Jusuf sia sconfessata, qualunque ne sia lo scopo. Il Sultano ha agito mancando ai suoi doveri di protetto del Governo italiano, quali risultano dal trattato firmato in Obbia l'8 febbraio 1889 e confermato dalla dichiarazione del 5 ottobre 1911. Perché il Governatore della Somalia possa efficacemente richiamare il Sultano all'osservanza dei suoi doveri, è di fondamentale importanza che, come il Governatore ha chiesto, il Governo Etiopico sconfessi e rinvii la missione, qualunque sia il mandato affidatole. Sarò grato a V.E. se vorrà impartire telegrafiche istruzioni in questo senso al Regio Ministro in Addis Abeba, facendogli notare l'importanza della cosa, trattandosi di mantenere i Sultanati della Somalia settentrionale nella posizione che a loro spetta». (Amendola a Schanzer, Roma, 23 luglio 1922, ibidem)

L'Incaricato d'Affari italiano ad Addis Abeba, Piacentini, comunicava quindi a Riveri, il 27 luglio 1922, gli esiti della sua azione presso il Governo etiopico, nei seguenti termini:

«Avevo personalmente dichiarato a Ras Tafari che egli non poteva ricevere missione del sultanato di Obbia il quale non ha nessun diritto inviare missioni a governi esteri. Somali giunti dovevano essere ricevuti Saib. Io poi avrei giudicato se fosse il caso o non di avvertire il Ras Tafari delle ragioni per cui missione era giunta Addis Abeba. Ras Tafari nel modo più esplicito mi ha risposto di avere già rifiutato di ricevere missione e di non volere in alcun modo occuparsi affari sultanato di Obbia». (Piacentini a Amendola, Asmara, 27 luglio 1922, ibidem)

I dati esatti della vicenda venivano peraltro chiariti, il 28 luglio 1922, dal Commissario italiano ad Obbia, Webber, il quale inviava a Riveri un rapporto nel quale era detto che

«Il Sultano assicura di non avere né ora né mai inviata missione alcuna né avere dato ad alcuno un qualsiasi incarico presso il Governo Etiopico, sapendo bene come sia suo dovere e suo interesse, per qualsiasi questione, rivolgersi a Codesto On.le Governo. Si informa altresì, nel caso la notizia possa concorrere ad appurare da chi ebbe origine la notizia della supposta missione Sultanale, che da Obbia, nel Maggio scorso, partirono per l'Abissinia certi Omar Agi Ahmed per ragioni di commercio e Assen Doale, parente del Sultano allo scopo di riscuotere una dia per l'uccisione di un figlio avvenuta in territorio Abissino. Tali indigeni recaronsi ad Harrar e lo scrivente, dietro preghiera del Sultano consegnò loro una lettera - poche righe - per presentarli a quel Sig. Console d'Italia. Nella circostanza il Sultano Alì, conoscendo da anni il Console, gli scrisse e per raccomandare i due suddetti indigeni e per dirgli che qualora fossero stati presentati reclami di Ogaden, per razzie od altro - non doveva credersi alla notizia essendosi egli, Alì Jusuf, impegnato col Governo a non fare alcuna razzia o controrazzia o dare comunque molestia oltre confine. Non si sa né dal Commissariato né dal Sultano che altre persone da Obbia si siano recate in Etiopia». (Webber a Riveri, Obbia, 28 luglio 1922, all. a Riveri a Amendola, Mogadiscio, 24 agosto 1922, ibidem)

Vedi anche

Cora a Schanzer, Asmara, 16 luglio 1922, h. 11.20, ASE, MAI, 89-4; Tosti di Valminuta a Amendola, Roma, 19 luglio 1922, ibidem; Amendola a Riveri, Roma, s.g. luglio 1922, ibidem; Riveri a Amendola, Mogadiscio, 1° agosto 1922, ibidem; Riveri a Amendola, Mogadiscio, 8 agosto 1922, ibidem; Schanzer a Amendola, Roma, 9 agosto 1922, ibidem; Riveri a Amendola, Mogadiscio, 16 agosto 1922, s.h., ibidem; Piacentini a Riveri, Addis Abeba, 21 settembre 1922, all. a Piacentini a Amendola, Addis Abeba, 21 settembre 1922, ibidem.;

Note

[1] vedi anche: 488/3 - I conflitti intertribali in Somalia;
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