550/3 - I titoli nobiliari pontifici

Il R.D.L. 20 marzo 1924 n. 442 vietava l'uso di titoli o attributi nobiliari da parte di chi non fosse iscritto nei registri della Regia Consulta Araldica [1] . Poiché l'adozione di tale provvedimento sollevava la questione del trattamento dei titoli nobiliari conferiti dalla Santa Sede, il Segretario di Stato della Santa Sede, Cardinale Gasparri, con lettera del 26 aprile 1924 a Padre Tacchi Venturi proponeva che ai suddetti titoli venisse applicato un trattamento analogo a quello cui erano soggetti i titoli storici del Sacro Romano Impero. Tale proposta, trasmessa da Padre Tacchi Venturi al Presidente del Consiglio, Mussolini, destava tuttavia le perplessità del Segretario Generale del Consiglio del Contenzioso Diplomatico, Giannini, il quale, nella relazione a Mussolini, così si esprimeva:

«Tale soluzione non sembra accettabile, non sussistendo le ragioni di analogia su cui dovrebbe basarsi. La legge delle guarentigie, dopo aver fatto agli articoli 1 e 2 una posizione al Sommo Pontefice analoga a quella del Sovrano, gli riconosce all'art. 3, tra l'altro, le preminenze d'onore riconosciutegli dai Sovrani cattolici [2] . Dal complesso delle disposizioni, si può quindi considerare il Sommo Pontefice come provvisto di una sovranità sui generis, non di Sovrano straniero però. Le discussioni dottrinali in proposito sono molto diverse, ma sono state finora fatte, specialmente dai giuristi italiani, non senza tendenziosità. A ogni modo dal complesso delle disposizioni ed in particolare da quella dell'art. 3, sembra si possa trarre argomento per riconoscere al Sommo Pontefice il potere di conferire titoli nobiliari anche dopo il 1870. Cioè quelli concessi anteriormente a tale data andrebbero riconosciuti come concessione di Sovrano territoriale e quelli posteriormente a tale data, come espressione della sovranità sui generis riconosciuta dal Sommo Pontefice. Ne deriva che i titoli concessi prima e dopo il 1870, vanno soggetti a riconoscimento governativo, cioè si fa salva al Sovrano italiano la facoltà di non ammettere tale riconoscimento in casi eccezionali nei quali nel suo potere discrezionale ciò non sia ritenuto opportuno. Ne deriva anche che non riconoscendosi al Sommo Pontefice - ciò che sarebbe pericoloso per ragioni di indole generale - la qualifica di Sovrano straniero, il riconoscimento dei titoli concessi non andrebbe sottoposto alle altissime e proibitive tasse di concessione che devono pagarsi pei titoli stranieri. Non va dimenticato che si è già ammessa nel Sommo Pontefice la potestà di continuare a concedere onorificenze cavalleresche per gli ordini pontifici (Ordine di Cristo, Speron d'Oro, Ordine Piano, di S. Gregorio Magno, etc.), ed anch'essa è evidentemente una espressione della sovranità sui generis riconosciutagli». (Giannini a Mussolini, Roma, s.d., ASE, P 1919-30, 1281)

Del pari, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Suardo, in una nota del 4 ottobre 1924 indirizzata a Mussolini, osservava quanto segue circa il diritto del Pontefice di conferire titoli nobiliari a cittadini italiani:

«Dalle esegesi della Legge delle Guarentigie (13 maggio 1871 n. 214) si evince che lo scopo della legge stessa è quello di assicurare al Sommo Pontefice la piena libertà di compiere tutte le funzioni del suo Ministero spirituale (art. 9 stessa legge). A conseguire tale scopo mirano le prerogative di cui si è voluto circondare il Pontefice: fra tali prerogative, oltre quella riferentesi più strettamente al Ministero spirituale del Papa e altre di natura economica, ve ne sono alcune proprie della sovranità : fra queste crediamo debba riconoscersi la facoltà riservata al Pontefice di conferire titoli nobiliari. Dai presupposti della Legge delle Guarentigie, invero, e dal complesso delle disposizioni della stessa si può considerare il Pontefice rivestito di una sovranità sui generis, che non è quella voluta degli scrittori vaticanisti, i quali considerano il Pontefice come un Sovrano vero e proprio, con una sovranità territoriale ristretta ai luoghi che gli furono rilasciati e nemmeno è quella sovranità onorifica o personale, di cui ragionano altri scrittori, e della quale il Signor Commissario del Re presso la Consulta Araldica ritiene sia soltanto circondato il Pontefice, negandogli qualsiasi attributo Sovrano, e però anche la facoltà di conferire titoli nobiliari. Le costruzioni giuridiche di tali scrittori e del Signor Commissario del Re peccano per il difetto sostanziale di voler identificare il concetto di sovranità, quale è ormai fissato dalla tradizione e dalla scienza, con la posizione senza precedenti nella storia, qual'è quella tra lo Stato Italiano e il Papa, che un diritto affatto singolare - cioè la Legge delle Guarentigie - ha potuto poi regolare. Secondo tale Legge il Papa ha un sovranità singolare : infatti, secondo gli articoli 1 e 2, ha un posizione analoga a quella del Re; per l'art. 3 ha gli onori Sovrani e le preminenze d'onore riconosciutegli dai Sovrani cattolici con la facoltà di tenere il consueto numero di guardie; per l'art. 2 ha il diritto di Legazione attiva e passiva e gode, poi, dell'immunità reale per l'art. 7. Ora, se onori sovrani e attributi della sovranità così importanti spettano al Pontefice, dovremo ammettere, interpretando estensivamente la Legge, che anche gli spetti la facoltà meno rilevante di concedere titoli nobiliari». (Suardo a Mussolini, Roma, 4 ottobre 1924, ibidem)

Quanto poi al mezzo giuridico di cui avvalersi perché un cittadino italiano potesse legittimamente portare un titolo nobiliare conferito dal Papa, Suardo affermava:

«Non crediamo sia il caso di sottoporre a Decreto Reale di conferma i titoli nobiliari Pontifici: Non crediamo cioè dover paragonare i titoli stessi a quelli concessi da un Sovrano Estero: 1°) perché la sovranità sui generis del Papa, di cui nella Legge delle Guarentigie, non è una sovranità vera e propria, ma, come sopra abbiamo accennato, è una sovranità limitata al fine della maggiore indipendenza del Papa nell'esercizio del suo Ministero spirituale (art. 9 della Legge delle Guarentigie). Il considerare il Papa come un Sovrano estero sarebbe, come anche codesto Ministero scriveva, "pericoloso per ragioni di indole generale". 2°) perché le tasse per il decreto di conferma che devono pagarsi per titoli nobiliari stranieri sarebbero altissime, o, secondo l'avviso manifestato da codesto Ministero, "proibitive", se si tiene conto specialmente che spesso il Pontefice ha voluto premiare con titoli nobiliari persone che hanno ben meritato per spirito religioso, ma di modesta condizione economica. 3°) perché praticamente il Decreto di conferma implica non solo un carteggio ufficiale, ma la produzione di atti sanzionati dalle Autorità della Potenza estera; il che non potrebbe oggi svolgersi fra lo Stato italiano e la S. Sede - data la situazione attuale - senza per lo meno un accordo preventivo sulle modalità delle trattative necessarie. Questa Presidenza crede opportuno, pertanto, di proporre che le Famiglie italiane, insignite dal Sommo Pontefice di titoli nobiliari posteriormente al 20 Settembre 1870, possano chiedere di essere autorizzate, invece, a usare legittimamente nel Regno i titoli stessi, provvedendosi di Decreto Reale di riconoscimento ». (ibidem)

Il Governo italiano si uniformava a tale parere.

Vedi anche

Gasparri a Tacchi Venturi, Roma, 25 aprile 1924, all. a Tacchi Venturi a Mussolini, Roma, 26 aprile 1924, ASE, P 1919-30, 1281; Giannini a Mussolini, Roma, 24 luglio 1924, ibidem; Paulucci de' Calboli a Mussolini, Roma, 26 luglio 1924, ibidem.;

Note

[1] Testo in Leggi e Decreti, 1924, pp. 909-911.
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[2] Il testo della L. 13 maggio 1871 n. 214, sulle prerogative del Sommo Pontefice e della Santa Sede e sulle relazioni dello Stato con la Chiesa, si trova in Leggi e Decreti, 1871, pp. 1015-1020. Vedi Prima Serie, v. I, caso n. 310.
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