652/3 - Le proprietà von Bülow

Il Principe von Bülow, Ambasciatore tedesco a Roma all'inizio delle ostilità fra Italia e Germania, scriveva nel 1921 al Ministro degli Esteri italiano, Sforza, chiedendo che venissero restituite le sue proprietà e quelle della moglie, incamerate dallo Stato italiano a norma del Decreto Legislativo 10 aprile 1921 n. 470 [1] . In particolare, von Bülow chiedeva che ai sensi dell'art. 4 di tale Decreto fosse adottato un provvedimento ad hoc per esentare le proprietà di famiglia dall'incameramento. Nel chiedere il parere del Ministro dell'Industria e del Commercio, Alessio, il Ministro degli Esteri osservava che

«Pur consentendo da mia parte nell'accoglimento di tale domanda, non sono d'avviso che ciò dovrebbe farsi nella forma richiesta dall'interessato, in quanto parmi essere assai preferibile che, prima di emanare disposizioni d'eccezione in conformità dell'art. 4, si attenda l'ulteriore corso dei negoziati avviati con la Germania per la restituzione della grande proprietà. Credo pertanto sarebbe miglior partito adottare un provvedimento il quale, dichiarando formalmente un principio che mi sembra sia stato praticamente attuato ogni volta si siano presentati all'esame del "Comitato" casi analoghi al presente, sancisse la massima della restituzione dei beni appartenenti a sudditi germanici i quali avevano qualità di agenti diplomatici germanici accreditati in Italia al momento della nostra dichiarazione di guerra. Ad ogni modo sottopongo la questione all'Eccellenza Vostra, pregandola di volerla esaminare con ogni urgenza e di voler prendere un provvedimento circa la domanda del Principe di Bulow che spero sia per esser tale da consentire l'immediata restituzione di tutti i beni in parola». (Sforza a Alessio, Roma, 20 maggio 1921, ASE, Aff. Priv., I, 11)

Il 17 giugno 1921, Alessio rispondeva facendo riferimento alle decisioni del Comitato per la sistemazione dei rapporti economici dipendenti dai Trattati di pace, nei seguenti termini:

«Questo Comitato ha ripetutamente presa in esame la condizione, agli effetti della confisca dei beni, degli agenti diplomatici e consolari appartenenti a Stati ex nemici. Risulta che l'Inghilterra ha ritenuto meritevoli di speciale considerazione quelli che si trovavano ad esercitare le loro funzioni in Inghilterra all'epoca in cui ebbe inizio la guerra. Ed ha liberati i beni degli agenti diplomatici, mentre nei riguardi dei consoli di carriera (che avevano la loro sede ufficiale in Gran Bretagna al principio della guerra) si è limitata a liberare dal sequestro gli effetti personali, i mobili ed i depositi privati in banca, oltre, s'intende, gli archivi consolari, i mobili e gli arredamenti dell'ufficio. Non ha invece considerato meritevoli di trattamento privilegiato, diverso da quello autorizzato dai trattati di pace, tutte le altre proprietà appartenenti ai consoli di carriera. Parimenti non ha esonerato dall'incameramento le proprietà dei consoli commerciali o non retribuiti. Comunque, è certo che non ha giudicato meritevoli di speciali considerazioni agli effetti in parola gli agenti diplomatici e consolari che, allo scoppiare della guerra, non si trovavano in Inghilterra in detta qualità. Tutto ciò venne esplicitamente dichiarato alla Conferenza degli Ambasciatori in una comunicazione fatta nell'aprile 1920 dall'Ambasciatore d'Inghilterra a Parigi. Non risulta in maniera esplicita come sull'oggetto siasi comportata la Francia, ma si hanno motivi per ritenere che la sua linea di condotta non sia stata più benevola. Il Belgio ebbe a rivolgersi al Governo italiano per conoscere il suo pensiero sull'oggetto. Il Comitato, tenuto presente tutto ciò, ha opinato che, in via di massima, non possano essere presi in particolare considerazione i beni di quegli agenti diplomatici e consolari di Stati ex nemici che non avevano mai esercitato nel Regno le loro funzioni o che non le esercitavano al tempo in cui si ruppero, per la guerra, i rapporti diplomatici e consolari con gli Stati da essi rappresentati. Ha riconosciuto che, nell'applicazione di questo principio, si può usare una certa correttezza per non escludere dal beneficio gli accreditati presso la Santa Sede e quelli che, per avventura trasferiti molto di recente altrove, non ancora di fatto avevano lasciato interamente l'Italia, ultima loro sede. Ma ritiene che non si possa prescindere dalla detta pregiudiziale limitazione senza far cosa ingiustificata e capace di menare a conseguenze imprevedute. Ha parimenti il Comitato ritenuto non meritevoli di considerazione i consoli non di carriera. Per gli altri agenti consolari e per i diplomatici, che esercitavano in Italia le loro funzioni quando furono rotte le relazioni diplomatiche e le commerciali, ha ritenuto il Comitato che in genere non solo i beni mobili ma anche gli immobili costituenti la casa di abitazione (intesa questa nel senso più lato della parola) si possano riguardare come esclusi dal diritto di confisca riconosciuto dai trattati di pace ed esplicato nel R.D. del 10 aprile 1921 n. 470, in omaggio ai noti e non bene delimitati privilegi onde i rappresentanti esteri sono circondati. Questo criterio suggerito dal Comitato, che io ho accettato, è stato sinora adottato. Sopraggiunto il decreto su citato del 10 aprile, che dà luogo all'incameramento dei beni privati ex nemici, è opportuno, se non necessario, che si emani dal Governo una formale dichiarazione sull'oggetto, la quale costituisca la base dei formali provvedimenti da dare nei singoli casi. Ed a questo fine ho predisposto l'unito schema [...], sul quale domando il previo parere di V.E. prima di sottoporlo al Consiglio dei Ministri». (Alessio a Sforza, Roma, 17 giugno 1921, ibidem)

Il 27 giugno 1921, in effetti, Sforza informava Alessio che

«Il Consiglio dei Ministri, in data odierna, su proposta di V.E. e mia e conformemente al parere favorevole del Comitato per la sistemazione dei rapporti economici dipendenti dai trattati di pace ha riconosciuto che i beni mobili di qualsiasi natura e quelli costituenti la casa di abitazione e suoi annessi e dipendenze degli agenti diplomatici e dei consoli di carriera degli Stati già nemici i quali si trovavano ad esercitare in Italia le loro funzioni quando ebbe luogo la rottura dei rapporti diplomatici non sono da comprendere fra quelli che sono stati devoluti al demanio dello Stato col R. Decreto 10 aprile 1921 n. 470, in virtù delle facoltà conferite dai trattati di pace; e che compete a codesto R. Ministero, di concerto con quello degli Affari Esteri e sentito il Comitato sopra citato, di provvedere all'applicazione di detto principio, facendone constare, ove occorra, con speciali decreti. Prego V.E. di voler provvedere affinché sia dato alla decisione su riferita del Consiglio dei Ministri il seguito che essa richiede, in special modo per quanto riguarda la domanda già da tempo al riguardo presentata dal principe di Bulow per la quale sarei assai grato all'E.V. se potesse essere accolta con ogni urgenza». (Sforza a Alessio, Roma, 27 giugno 1921, ibidem)

Il 2 luglio 1921 veniva firmato il Decreto che restituiva alla proprietà di von Bülow Villa Malta e la casa situata in Via Sistina a Roma. Negli anni successivi, il Principe insisteva per la restituzione dei beni di proprietà di sua moglie. Sollecitato a provvedere al riguardo, il 28 febbraio 1923 il nuovo Ministro dell'Industria e del Commercio, Rossi, scriveva al nuovo Ministro degli Esteri ad interim, Mussolini, obiettando che il testo proposto a suo tempo per la deliberazione del Consiglio dei Ministri era il seguente:

= Il Consiglio dei ministri, MERGEFIELD su proposta dei ministri degli affari esteri e dell ' industria e commercio, e previo favorevole parere del Comitato per la sistemazione dei rapporti economici dipendenti dai trattati di pace, ha riconosciuto che: a) I beni mobili di qualsiasi natura e quelli costituenti la casa di abitazione e suoi annessi e dipendenze degli agenti diplomatici e dei consoli di carriera degli Stati già nemici, i quali si trovavano ad esercitare in Italia le loro funzioni quando ebbe luogo la rottura dei rapporti diplomatici e consolari, non sono da comprendere fra quelli che sono stati devoluti al demanio dello Stato col R.D. 10 aprile 1921 n. 470, in virtù delle facoltà conferite dai trattati di pace: b) Compete al Ministro dell'industria e commercio, di concerto con quello degli affari esteri, sentito il Comitato sopra citato, di provvedere all'applicazione del detto principio, facendone constare, ove occorra, con speciali decreti» (Rossi a Mussolini, Roma, 28 febbraio 1923, ibidem).

Rossi così proseguiva:

= Aderendo il Governo del tempo a tale proposta, il Consiglio dei ministri, nell ' adunanza del 27 giugno 1921, sotto la presidenza dell ' On. Giolitti, adottò il seguente provvedimento: "Si delibera non comprendere tra i beni devoluti al Demanio con R.D. 10 aprile 1921, n. 470, quelli di qualsiasi natura degli agenti diplomatici e consoli di carriera degli Stati ex nemici che si trovavano ad esercitare le loro funzioni in Italia allo scoppio delle ostilità". Esso non formò oggetto di un comunicato ufficiale. Il suo testo potrebbe sembrare che abbia contenuto più ampio di quello suggerito dal Comitato; ma in realtà fu sempre inteso nei limiti della suespressa proposta di questo Ministero. E al riguardo fu più volte osservato che non conviene fare una più larga concessione mentre risulta che gli Stati nostri alleati si sono al riguardo contenuti in limiti anche più ristretti. Se in qualche caso si fece luogo a concessioni non rientranti negli estremi esposti innanzi fu per ragioni di carattere speciale, che cotesto On. Ministero, nella Sua particolare competenza politica, credette di tenere in conto. Mi sarebbe ora grato se V.E. volesse compiacersi di significarmi se crede o no che in via di massima le dette direttive siano da tenere ferme. [...] In osservanza delle deliberazioni di cui sopra fu parola, questo Ministero, inteso il competente Comitato, con decreto 2 luglio 1922, controfirmato dai Ministri degli Esteri e del Tesoro, dichiarò inapplicabili le norme di incameramento contenute nel R.D. 10 aprile 1921 n. 470 alla villa delle Rose in Porta Pinciana, nonché alla casa in Via Sistina, in Roma, di proprietà del Principe von Bülow, suddito germanico, perché, com'è noto, egli aveva le funzioni di ambasciatore di Germania presso il Re d'Italia al momento dello scoppio delle ostilità con la Germania. [...] Tutto ciò premesso, resto in attesa di conoscere da V.E.: [...] se, in via di massima, siano da mantenere fermi nei riguardi dei diplomatici i principi innanzi esposti» (ibidem).

Mussolini indirizzava quindi la seguente nota al Commissario di Governo per le liquidazioni dei beni ex nemici, Giuriati, nella quale si specificava quanto segue:

«1° Non sono sottoposti a confisca i beni mobili di qualsiasi natura e quelli costituenti la casa di abitazione e suoi annessi e dipendenze degli agenti diplomatici e dei consoli di carriera degli Stati già nemici, che si trovavano ad esercitare in Italia le loro funzioni, quando ebbe luogo la rottura dei rapporti diplomatici. 2° Lo stesso principio è adottato nei riguardi degli agenti diplomatici accreditati presso la Santa Sede. 3° Per quanto si riferisce [...] ad agenti diplomatici e consolari che non si trovino nelle condizioni previste al n. 1, potrà farsi luogo alla restituzione dei beni stessi, con o senza corrispettivo, ma, in via di concessione, a norma dell'articolo 4 del R.D. 10 aprile 1921 n. 470 in singoli casi nei quali speciali ragioni di convenienza consiglino un trattamento particolare» [2] . (Mussolini a Giuriati, Roma, 28 luglio 1923, ibidem)

Vedi anche

Promemoria di Ricci-Busatti, Roma, 7 novembre 1918, ASE, Aff. Priv., I, 11; Ciuffelli a Sonnino, Roma, 22 marzo 1919, ibidem; Manzoni a Paulucci de' Calboli, Roma, 28 marzo 1919, ibidem; Paulucci de' Calboli a Sonnino, Berna, 9 maggio 1919, ibidem; Ciuffelli a Ricci-Busatti, Roma, 28 ottobre 1919, ibidem; Ferraris a Scialoja, Roma, 16 marzo 1920, ibidem; von Bülow a Sforza, s.l., s.d., ibidem; Sforza a von Bülow, s.l., 21 maggio 1921, all. a von Bülow a Sforza, s.l., 7 luglio 1921, ibidem; von Bülow a Sforza, s.l. 14 agosto 1921, ibidem; Valvassori Peroni a Belotti, Roma, 17 settembre 1921, ibidem; Tomasi della Torretta a Belotti, Roma, 24 gennaio 1922, ibidem; Cascino a Tomasi della Torretta, Roma, 10 febbraio 1922, ibidem; Valvassori Peroni a Belotti, s.l. ma Roma, 22 febbraio 1922, ibidem; Tosti di Valminuta a Rossi, Roma, 13 marzo 1922, ibidem; Schanzer a von Bülow, s.l. ma Roma, 6 giugno 1922, ibidem; Schanzer a Rossi, s.l. ma Roma, 6 giugno 1922, ibidem; Rossi a Rinella, Roma, 6 luglio 1922, all. a Savona a Rossi, Roma, 25 luglio 1922, ibidem; Rossi a Rinella, Roma, 20 luglio 1922, ibidem; Anile a Schanzer, Roma, 9 agosto 1922, ibidem; Savona a Anile, Roma, s.d., ma 1922, ibidem; Schanzer a Rossi, Roma, 2 settembre 1922, ibidem; Barone a Tittoni, s.l. ma Roma, 17 marzo 1923, ibidem; Montagna a Mussolini, Roma, 25 giugno 1923, ibidem; Giuriati a Mussolini, Roma, 29 giugno 1923, ibidem; Mussolini a Rossi, Roma, 6 luglio 1923, ibidem; Montagna a Mussolini, s.l. ma Roma, s.g. ottobre 1923, ibidem; Montagna a Mussolini, Roma, 26 novembre 1923, ibidem; Mussolini a Giuriati, Roma, 4 dicembre 1923, ibidem; Giuriati a Mussolini, Roma, 19 gennaio 1924, ibidem.;

Note

[1] vedi anche: 1620/3 - R.D. 10 aprile 1921 n. 470 contenente norme per la devoluzione al Demanio dello Stato dei beni appartenenti, all'entrata in vigore dei trattati di pace, a sudditi della Germania o dell'antico Impero d'Austria (Leggi e Decreti, 1921, p. 1258).;
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[2] vedi anche: 695/3 - Le proprietà della Principessa von Bülow;
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