695/3 - Le proprietà della Principessa von Bülow

Il Principe von Bülow, Ambasciatore tedesco a Roma all'inizio delle ostilità fra Italia e Germania, scriveva nel 1921 al Ministro degli Esteri italiano, Sforza, chiedendo che venissero restituite le sue proprietà e quelle della moglie, incamerate dallo Stato italiano a norma del Decreto Legislativo del 10 aprile 1921 n. 470 [1] . La domanda veniva accolta limitatamente alle proprietà del Principe e ad alcuni valori di proprietà di sua moglie, la quale, negli anni successivi, insisteva per la restituzione di altri beni di sua proprietà. Il 28 febbraio 1923, il Ministro dell'Industria e del Commercio, Rossi, scriveva quindi al nuovo Ministro degli Esteri ad interim, Mussolini, nei seguenti termini:

= Il Consiglio dei ministri, nell ' adunanza del 27 giugno 1921, sotto la presidenza dell ' On. Giolitti, adottò il seguente provvedimento: "Si delibera non comprendere tra i beni devoluti al Demanio con R.D. 10 aprile 1921, n. 470, quelli di qualsiasi natura degli agenti diplomatici e consoli di carriera degli Stati ex nemici che si trovavano ad esercitare le loro funzioni in Italia allo scoppio delle ostilità". Esso non formò oggetto di un comunicato ufficiale. Il suo testo potrebbe sembrare che abbia contenuto più ampio di quello suggerito dal Comitato; ma in realtà fu sempre inteso nei limiti della suespressa proposta di questo Ministero [2] . E al riguardo fu più volte osservato che non conviene fare una più larga concessione mentre risulta che gli Stati nostri alleati si sono al riguardo contenuti in limiti anche più ristretti. Se in qualche caso si fece luogo a concessioni non rientranti negli estremi esposti innanzi fu per ragioni di carattere speciale, che cotesto On. Ministero, nella Sua particolare competenza politica, credette di tenere in conto. Mi sarebbe ora grato se V.E. volesse compiacersi di significarmi se crede o no che in via di massima le dette direttive siano da tenere ferme. In relazione a ciò mi permetto di pregare V.E. di volere [...] rendermi note le Sue più specifiche determinazioni per quanto attiene all'istanza avanzata dalla Principessa Bulow. In osservanza delle deliberazioni di cui sopra fu parola, questo Ministero, inteso il competente Comitato, con decreto 2 luglio 1922, controfirmato dai Ministri degli Esteri e del Tesoro, dichiarò inapplicabili le norme di incameramento contenute nel R.D. 10 aprile 1921 n. 470 alla villa delle Rose in Porta Pinciana, nonché alla casa in Via Sistina, in Roma, di proprietà del Principe von Bülow, suddito germanico, perché, com'è noto, egli aveva le funzioni di ambasciatore di Germania presso il Re d'Italia al momento dello scoppio delle ostilità con la Germania. Di poi, in via equitativa e di graziosa concessione aderendo ad un'istanza che era stata prodotta fu parimenti ordinata la restituzione alla Principessa von Bülow, signora Maria Beccadelli, dei seguenti valori, già depositati alla Cassa Depositi e Prestiti: titoli per lire 212 mila; capitale in denaro lire 15.933; interessi per lire 13.462. Ora la suddetta Principessa ha fatto nuovo ricorso a questo Ministero per ottenere la estensione della dichiarazione di non incameramento ad altri beni di sua pertinenza consistenti nella terra denominata S. Nicolò in territorio di Altavilla (Sicilia); in case esistenti nel Comune suddetto; in canoni su terreni e case nello stesso Comune; in quote del condominio Marines, ed infine in una azione delle Assicurazioni Generali di Venezia. Questi beni hanno un valore assai rilevante. Movendo dalle premesse su ricordate, sembrerebbe che non dovessero essere restituiti. Non si può per altro omettere di rilevare la circostanza del resto ben nota che la richiedente è italiana di nascita ed appartiene a famiglia domiciliata a Bologna. Ma nemmeno si può tacere che circostanze simili sono ritenute irrilevanti nei riguardi di altre signore italiane di nascita e tedesche per matrimonio, e che l'adozione d'un criterio diverso in via di massima sarebbe molto pericolosa, perché capace di rilevantissime conseguenze. Tutto ciò premesso, resto in attesa di conoscere da V.E. [...] quale esito debba avere l'istanza della Principessa Bülow» (Rossi a Mussolini, Roma, 28 febbraio 1923, Aff. Priv. I, 11).

Mussolini indirizzava quindi la seguente nota al Commissario di Governo per le liquidazioni dei beni ex nemici, Giuriati, specificando che

«1° Non sono sottoposti a confisca i beni mobili di qualsiasi natura e quelli costituenti la casa di abitazione e suoi annessi e dipendenze degli agenti diplomatici e dei consoli di carriera degli Stati nemici, che si trovavano ad esercitare in Italia le loro funzioni, quando ebbe luogo la rottura dei rapporti diplomatici. [...] 3° Per quanto si riferisce ai beni appartenenti a stretti congiunti dei detti agenti (coniuge, genitori, figli), ovvero ad agenti diplomatici e consolari che non si trovino nelle condizioni previste al n. 1, potrà farsi luogo alla restituzione dei beni stessi, con o senza corrispettivo, ma, in via di concessione, a norma dell'articolo 4 del R.D. 10 aprile 1921 n. 470, in singoli casi nei quali speciali ragioni di convenienza consiglino un trattamento particolare. Per quanto riguarda i beni appartenenti alla Principessa von Bülow, mi riservo di inviare, fra breve, all'E.V. separate comunicazioni». (Mussolini a Giuriati, Roma, 28 luglio 1923, ibidem)

In una successiva nota del 19 ottobre 1923, rivolta sempre a Giuriati, Mussolini precisava:

= Comunico all ' E.V. che, esaminate tutte le circostanze degne di rilievo, sono di avviso che siano da restituirsi i beni suindicati. E invero, nel risolvere tale delicatissima questione non si deve trascurare il fatto che favorevoli e reiterate assicurazioni sono state date in maniera esplicita da due miei predecessori a nome del Regio Governo. In data 21 maggio 1921 il Ministro degli Esteri del tempo scriveva, con lettera di Gabinetto, al Principe von Bülow: "Mi è grato informarLa che il Regio Governo ha consentito alla liberazione delle Sue proprietà nonché di quelle della Principessa, e che ha già impartito le conseguenti istruzioni alle autorità competenti". Fu, dunque, annunziato un vero e proprio provvedimento definitivo che, più tardi, e cioè in data 6 giugno 1922, veniva confermato da un altro Ministro degli Esteri. Non mi sembra, per banali ovvie ragioni, che sia conveniente revocarlo. Se altrimenti fosse disposto, si verrebbe alla strana conseguenza che abbiamo restituiti i beni appartenenti al principe von Bülow, i quali sono di origine germanica, mentre sarebbero confiscati i beni della Principessa nata di Camporeale, i quali sono di antica origine italiana. Questi beni, per quanto si dica che hanno valore rilevante, hanno minore entità di quelli restituiti all'ex Ambasciatore, e non sono stati mai sequestrati. Le esposte considerazioni sembrami che dovrebbero prevalere sull'obiezione mossa dal cessato Ministero del Commercio che cioè l'interpretazione finora data alla nota deliberazione del Consiglio dei Ministri circa i beni dei diplomatici osterebbe ad una ulteriore concessione. Al riguardo sono anzi da ricordarsi non solo i precedenti in materia che eccedettero i termini di quella deliberazione, ma anche l'articolo 4 del R.D. 10 aprile 1921 n. 470 che dà facoltà al Governo di disporre la restituzione dei beni "occorrendo speciali circostanze". Confido che l'E.V. vorrà meco convenire che nel caso in esame concorrono, e in non scarsa misura, le speciali circostanze le quali consigliano di tener fermo il favorevole provvedimento, già ufficialmente annunziato ai Principi von Bülow» (Mussolini a Giuriati, Roma, 19 ottobre 1923, ibidem).

Note

[1] vedi anche: 1620/3 - R.D. 10 aprile 1921 n. 470 contenente norme per la devoluzione al Demanio dello Stato dei beni appartenenti, all'entrata in vigore dei trattati di pace, a sudditi della Germania o dell'antico Impero d'Austria (Leggi e Decreti, 1921, p. 1258).;
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[2] vedi anche: 652/3 - Le proprietà von Bülow;
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