970/3 - La riforma agraria in Cecoslovacchia

Con Legge del 16 aprile 1919, l'Assemblea Nazionale cecoslovacca stabiliva il sequestro conservativo a favore dello Stato delle proprietà fondiarie di estensione maggiore di 150 ettari di terra coltivata o di 250 ettari di terra in genere (specie boschi e pascoli). La Legge del 28 maggio successivo attribuiva all'affittuario o sub-affittuario di un fondo rurale facente parte di una proprietà sequestrata la facoltà di acquisirlo, pagando in dieci rate annuali un indennizzo calcolato in base al valore dei fondi della regione nell'anno 1913. Tali Leggi si applicavano indistintamente a tutte le proprietà fondiarie, quale che fosse la nazionalità dei proprietari; esse colpivano quindi anche gli interessi di cittadini stranieri, in particolare italiani e britannici. Il 3 settembre 1920, nel darne notizia al Ministro degli Esteri, Sforza, il Ministro d'Italia a Praga, Chiaramonte Bordonaro, osservava quanto segue:

«Il principio da sostenere sarebbe quello che la legislazione di uno Stato civile, retto su i principi giuridici internazionali generalmente ammessi, non può colpire uno straniero fino quasi a spogliarlo completamente, senza adeguato compenso, dei beni che legittimamente possiede in quello Stato; che i sudditi dell'Intesa, proprietari di beni in Cecoslovacchia, hanno diritto ad un trattamento speciale, perché non hanno avuto, durante la guerra, la libera disponibilità dei beni stessi che si trovavano nel territorio di uno Stato con cui i rispettivi loro paesi erano in guerra, e che non è ammissibile che la Repubblica cecoslovacca libera di adottare verso i propri cittadini le restrizioni che crede più opportune, dimostri la sua riconoscenza verso l'Intesa, che ha così validamente cooperato alla sua indipendenza, coll'impossessarsi dei beni che i sudditi dell'Intesa possiedono sul suo territorio». (Chiaramonte Bordonaro a Sforza, Praga, 3 settembre 1920, ASE, P 1919-30, 934)

Chiaramonte Bordonaro chiedeva l'autorizzazione ad intraprendere un'azione comune con i Rappresentanti delle Potenze Alleate ed Associate, volta alla stipulazione di uno speciale accordo di reciprocità sull'esenzione dal sequestro e dalla gravosa imposta patrimoniale. Prima di accordare tale autorizzazione, Sforza interpellava i Ministri del Tesoro, Meda, delle Finanze, Facta, dell'Industria e del Commercio, Alessio, e dell'Agricoltura, Micheli, invitando comunque Chiaramonte Bordonaro a fare al Governo cecoslovacco le riserve che ritenesse opportune. Il 29 ottobre 1920, Facta rispondeva a Sforza che un eventuale accordo non avrebbe dovuto in nessun caso intaccare il carattere di generalità dell'imposizione straordinaria patrimoniale in Italia [1] . Il 25 novembre, Micheli, a sua volta, così scriveva a Sforza:

«I disegni di legge predisposti da questo Ministero, come in genere la legislazione nostra, sono lungi dall'ispirarsi al principio della confisca delle terre, anche se incolte. Il concetto, invece, cui s'informa il nostro diritto positivo è quello statutario: l'espropriazione con equa indennità. Nulla ho da eccepire, pertanto, contro un eventuale accordo "in base al quale fossero esentate dalla confisca le proprietà fondiarie dei cittadini italiani in Cecoslovacchia, a condizione che i cecoslovacchi godano degli stessi privilegi in Italia". Occorrerà, però, ad evitare possibili dubbi di interpretazione, fare esplicitamente salva la facoltà suddetta, la facoltà cioè di espropriare immobili di qualsiasi specie, per utilità pubblica, e dietro corresponsione di un'equa indennità». (Micheli a Sforza, Roma, 25 novembre 1920, ibidem)

Nel frattempo, il Ministro di Gran Bretagna a Praga, Clerk, indirizzava al Ministro degli Esteri cecoslovacco, Benes, un promemoria sulla tutela delle proprietà fondiarie dei sudditi britannici, ottenendo l'assicurazione verbale che la questione sarebbe stata esaminata con benevolenza. Poco dopo, peraltro, interveniva la sentenza della Corte di Cassazione cecoslovacca relativa al ricorso di un proprietario italiano, il Conte Saladino del Borgo, secondo la quale nell'applicazione della legge non potevano essere fatte eccezioni a favore di stranieri. In una conversazione con Chiaramonte Bordonaro, Benes osservava che anche ove il suo Governo avesse deciso un trattamento di favore per i cittadini degli Stati alleati, tale trattamento non avrebbe potuto estendersi ai proprietari di cittadinanza italiana che erano stati cittadini austriaci fino al novembre 1918. Chiaramonte Bordonaro decideva quindi di avviare trattative amichevoli per risolvere caso per caso la situazione dei proprietari italiani. Ma poiché dopo circa due anni non aveva conseguito risultati apprezzabili, egli comunicava al nuovo Ministro degli Esteri, Tomasi della Torretta, quanto segue:

«[M]i propongo di dichiarare a Benes che, constatando la mancanza di buona volontà da parte delle Autorità competenti, per mio conto dichiaravo fallite le pratiche iniziate per trattativa privata e telegraferei a Vostra Eccellenza informandoLa della situazione per quelle misure, ch'Ella credesse di prendere per la salvaguardia degli interessi dei nostri sudditi. [?] Anche senza intaccare il principio della sovranità dello Stato, libero sempre di sequestrare le proprietà site nel proprio territorio, abbiamo ogni possibilità di trincerarci nel campo giuridico; ripetendo cioè i danni subiti dai nostri sudditi e reclamandone quindi adeguata indennità». (Chiaramonte Bordonaro a Tomasi della Torretta, Praga, 18 gennaio 1922, ASE, P 1919-30, 736)

Il 5 aprile 1922, Chiaramonte Bordonaro inviava a Benes una Nota Verbale, nella quale era detto:

«La Légation Royale ne conteste pas le droit du Gouvernement de la République de ne faire aucune distinction entre propriétaires tchécoslovaques et propriétaires étrangers dans l'application d'une loi qui ne prévoit pas cette distinction, mais come elle a le devoir de protéger les intérêts des ressortissants italiens et que ces intérêts sont gravement menacés par le fait du prix destiné à indemniser la saisie de la terre, elle doit insister sur la nécessité d'arriver à un arrangement sur la fixation de ce prix, en s'appuyant sur les principes du droit international». (Nota Verbale presentata da Chiaramonte Bordonaro a Benes, Praga, 5 aprile 1922, all. a Chiaramonte Bordonaro a Schanzer, Praga, 19 aprile 1922, ibidem)

Pochi giorni dopo, Benes replicava a Chiaramonte Bordonaro, così concludendo:

«Le Ministère des Affaires Etrangères, prie la Légation Royale de ne garder aucun doute que le Gouvernement Tchécoslovaque cherche d'accorder aux ressortissants des Etats de l'Entente des avantages aussi nombreux que possible et à interpréter les dispositions des lois en leur faveur; il est toutefois bien entendu qu'en procédant de cette manière il ne peut pas outrepasser le pouvoir à lui confié par les lois de la République». (Benes a Chiaramonte Bordonaro, Praga, 14 aprile 1922, all. a Chiaramonte Bordonaro a Schanzer, Praga, 22 aprile 1922, ibidem)

Il 6 ottobre 1922 aveva luogo un incontro tra Benes e il nuovo Ministro degli Esteri, Schanzer, nel corso del quale il Ministro degli Esteri cecoslovacco rinnovava l'assicurazione che le richieste di indennizzo presentate da proprietari italiani sarebbero state esaminate con benevolenza. Poiché però tali impegni verbali non venivano mantenuti, Chiaramonte Bordonaro gli inviava una nuova Nota Verbale il 21 novembre 1922, con la quale protestava per le espropriazioni a danno degli italiani Anna Attems e Guido Thun Hoenstein, affermando quanto segue:

«L'Office Foncier d'Etat n'a pas moins suivi strictement son programme sans aucun égard au fait que les propriétaires des domaines frappés sont sujets italiens et sans aucune justification apparente quant à l'urgence de l'application à ces terres de la loi sur la réforme agraire. Je ne manquerai pas, comme c'est de mon devoir, d'informer de ce qui précède mon Gouvernement pour les mesures qu'il croira devoir prendre et les instructions qu'il voudra me donner vis-à-vis de cette situation et je ne pourrai pas m'abstenir de lui faire remarquer à cette occasion que parmi les ressortissants des Etats alliés propriétaires fonciers en Tchécoslovaquie, les italiens sont les seuls qui ont été traités au même niveau des ressortissants des Etats ci-devant ennemis». (Nota Verbale presentata da Chiaramonte Bordonaro a Benes, Praga, 21 novembre 1922, all. a Chiaramonte Bordonaro a Mussolini, Praga, 21 novembre 1922, ibidem)

Lo stesso giorno Chiaramonte Bordonaro scriveva inoltre al nuovo Ministro degli Esteri ad interim, Mussolini, quanto segue:

«A mio avviso, se si vuole insistere sul principio, già più volte esposto, che un cittadino estero abbia il diritto di essere equamente indennizzato per un'espropriazione imposta per ragioni sociali dalle leggi locali, non vi è altra via da seguire che quella di un ricorso a un tribunale internazionale». (Chiaramonte Bordonaro a Mussolini, Praga, 21 novembre 1922, ibidem)

Nel replicare a Chiaramonte Bordonaro, Benes ribadiva peraltro che

«La réforme agraire est appliquée dans la République Tchécoslovaque suivant les lois en vigueur qui ne font aucune différence entre les grandes propriétés foncières des nationaux et des étrangers. De même l'Office foncier d'Etat, en exécutant cette réforme sociale tout à fait indispensable, ne fait ni ne peut faire aucune distinction et par conséquent il procède de la même manière envers tous les propriétaires de domaines, soit indigènes soit étrangers. Ce n'est que sur mon intervention que l'Office foncier d'Etat fait certaines concessions importantes dans l'application de la réforme agraire aux propriétés des étrangers, mais aussi dans ce cas il ne peut entièrement se désister de l'application de ces lois, étant donné que déjà sa présente attitude bienveillante provoque un grand mécontentement parmi les habitants des régions respectives. C'est pourquoi je ne saurais être de l'avis de Votre Excellence d'après lequel les ressortissants italiens seraient traités sur le même pied que les ressortissants des Etats ci-devant ennemis». (Benes a Chiaramonte Bordonaro, Praga, 25 novembre 1922, ASE, P 1919-30, 937)

Quanto all'eventualità di ricorrere ad un tribunale internazionale, l'Ufficio del Contenzioso e della Legislazione del Ministero degli Esteri, in un parere del 13 dicembre 1922, esponeva le seguenti perplessità:

«Esaminando [...] dal punto di vista giuridico, la questione proposta dal Ministro Bordonaro: se convenga, cioè, sostenere davanti ad un tribunale internazionale il principio che un cittadino straniero abbia il diritto di essere equamente indennizzato per una espropriazione imposta per ragioni sociali dalle leggi locali, è da osservare che lo stesso Ministro Bordonaro giustamente fa rilevare che, prima di iniziare, per parte nostra, una simile azione giudiziaria internazionale, bisognerebbe essere sicuri del successo; giacché, in caso contrario, è presumibile che il Governo cecoslovacco non mancherebbe di infierire sulle altre proprietà fondiarie italiane, che sono state finora rispettate. Ora, non può ritenersi certo il riconoscimento, da parte di un tribunale internazionale, del suenunciato principio, che potrebbe essere contraddetto da un altro principio generalmente ammesso, secondo il quale gli stranieri, nel territorio di uno Stato (salvo le eccezioni espressamente sancite, e che, per lo più, vengono enunciate nelle convenzioni di stabilimento o di commercio), non possono godere di una condizione giuridica privilegiata o di favore rispetto a quella dei cittadini dello Stato medesimo. Sotto questo aspetto, non sembra, quindi, offrire campo alla critica giuridica il principio di eguaglianza, sancito nelle leggi di espropriazione della Repubblica cecoslovacca, tra nazionali e stranieri, anche se, per le leggi stesse, l'indennizzo, per la presa di possesso delle terre da parte dello Stato, sia stabilito in misura estremamente esigua; giacché (dato - beninteso - che l'applicazione delle leggi di cui trattasi sia fatta lealmente e in buona fede) lo straniero non subisce, pel fatto della espropriazione, un danno proporzionale maggiore di quello che subisce il cittadino cecoslovacco. Altra cosa è se le anzidette leggi siano state emanate col precipuo intento di espropriare le terre degli stranieri, con danno non proporzionato a quello che dall'applicazione di esse deriva ai cittadini cecoslovacchi; la qual cosa potrebbe accadere se fossero in prevalenza stranieri i latifondisti, e prevalessero, tra i cecoslovacchi, i proprietari di terreni non apprendibili dallo Stato a norma della legislazione su l'espropriazione delle terre. In tal caso, la iniquità della legge sarebbe palese, ed un tribunale arbitrale internazionale, che venisse investito della questione, non potrebbe non riconoscere tale iniquità. Ma, in tale ipotesi, è ovvio che il governo cecoslovacco a maggior ragione non consentirebbe di sottoporre ad un tribunale arbitrale internazionale l'operato del suo potere legislativo. Ad ogni modo, sarebbe opportuno che il Regio Ministro a Praga cercasse di accertare, in base a dati statistici, che dovrebbe, senza troppo grandi difficoltà, poter procurarsi, se, per avventura, le leggi di espropriazione non debbano ritenersi ispirate al concetto di una misura presa in danno specialmente dagli stranieri; nel qual caso, potrebbe essere giustificata per lo meno la richiesta di sottoporre la questione ad un tribunale internazionale». (Palombo a Biancheri Chiappori, Roma, 13 dicembre 1922, ibidem)

Oltretutto, la possibilità di coinvolgere altri Governi appariva ridotta, poiché i sudditi austriaci ed ungheresi erano garantiti dalle apposite disposizioni dei Trattati di pace [2] . Nondimeno, Chiaramonte Bordonaro ribadiva a Benes, con nota del 10 gennaio 1923, quanto segue:

«Le point de vue du Gouvernement Royal dans l'application de la loi sur la réforme agraire aux propriétés des ressortissants italiens en Tchécoslovaquie a fait l'objet de nombreuses communications de ma part et je n'insisterai pas sur les arguments qu'à maintes reprises je me suis permis de soumettre à Votre Excellence. Le Gouvernement Royal, soucieux du respect qui est dû aux lois intérieures d'un Etat étranger, n'a jamais contesté le droit du Gouvernement de la République Tchécoslovaque d'exproprier, en application de ses lois, les propriétés des ressortissants italiens sur son territoire. Le Gouvernement Royal a seulement contesté la mesure de l'indemnisation prévue pour ces expropriations, en soutenant que chaque Etat a le devoir de sauvegarder le droit de propriété de ses ressortissants à l'étranger, sur la base d'un principe généralement admis dans la doctrine internationale et récemment sanctionné à la Conférence de Gênes vis-à-vis de la Russie [3] . Je n'ai aucune intention de faire une comparaison entre les deux cas, mais je crois que si la question de l'indemnisation prévue par les lois tchécoslovaques pour l'expropriation des propriétés étrangères était portée devant un tribunal arbitral international, il en résulterait un jugement qui très probablement ne serait pas tout-à-fait favorable au contenu de ces lois». (Chiaramonte Bordonaro a Benes, Praga, 10 gennaio 1923, ibidem)

Il 14 marzo 1923, Chiaramonte Bordonaro trasmetteva a Mussolini una nota inviatagli pochi giorni prima da Benes, così concepita:

«Votre Excellence veut bien faire particulièrement ressortir dans sa lettre [...] en date du 10 Janvier 1923, que le Gouvernement Royal d'Italie n'a jamais contesté le droit du Gouvernement de la République Tchécoslovaque d'exproprier, en application de ses lois, les propriétés des ressortissants italiens sur son territoire. Il ne serait donc pas nécessaire de démontrer, que la réforme agraire en Tchécoslovaquie répondait aux principes du droit international. Je tiens néanmoins à attirer l'attention de Votre Excellence sur les deux questions suivantes: 1) La réforme agraire tchécoslovaque ne connaît que les latifundia, elle ne connaît aucune distinction entre leurs propriétaires, soit d'après leur nationalité, soit d'après la façon dont les biens ont été acquis. La réforme est dirigée contre tous les propriétaires de latifundia sans distinction. Y sont donc soumis les biens des grands propriétaires fonciers de nationalité tchèque, aussi bien que ceux des grands propriétaires de nationalité allemande ou magyare, ou enfin, ceux des ressortissants étrangers. 2) Les lois sur la réforme agraire ne font non plus aucune distinction de nationalité entre les solliciteurs de terres comme l'a fait par exemple la république Autrichienne par sa loi du 31 Mai 1919 qui parle en termes exprès de solliciteurs de nationalité allemande. Votre Excellence veut bien observer que le Gouvernement Royal d'Italie a seulement contesté la mesure de l'indemnisation prévue pour ces expropriations. Je regrette de ne pas pouvoir reconnaître cette objection au point de vue du droit international. Le Gouvernement tchécoslovaque a toute une série de raisons qui justifient la mesure de l'indemnisation, sans tenir compte du fait que notre loi, même sous ce rapport, paraît des plus libérales en comparaison avec les dispositions analogues des autres Etats, mais elle ne paraît pas non plus fondée au point de vue des cas concrets, c'est à dire de ceux que nous venons de traiter». (Benes a Chiaramonte Bordonaro, Praga, 7 marzo 1923, all. a Chiaramonte Bordonaro a Mussolini, Praga, 14 marzo, 1923, ASE, P 1919-30, 938)

Nel commentare la nota, Chiaramonte Bordonaro ribadiva la sua convinzione che, data la difficoltà di giungere ad un accordo tra i due Governi, non restasse altra via che intervenire nei singoli casi di espropriazioni a danno di italiani, per ottenere dalle Autorità locali il trattamento più favorevole possibile. Tale soluzione, attuata nei mesi successivi, conseguiva apprezzabili risultati.

Vedi anche

Sforza a Meda, Facta, Alessio e Micheli, Roma, 18 ottobre 1920, ASE, P 1919-30, 934; Facta a Sforza, Roma, 29 ottobre 1920, ibidem; Chiaramonte Bordonaro a Sforza, Praga, 2 novembre 1920, ibidem; Conferenza di Roma, 4 gennaio 1922, ASE, Conf., 46-25; Conferenza di Roma, 23 marzo 1922, ibidem; Benes a Chiaramonte Bordonaro, Praga, 30 marzo 1922, all. a Chiaramonte Bordonaro a Schanzer, Praga, 19 aprile 1922, ASE, P 1919-30, 736; Orsini Baroni a Biancheri Chiappori, Vienna, 20 dicembre 1922, ASE, P 1919-30, 937; Chiaramonte Bordonaro a Mussolini, Praga, 14 gennaio 1923, ibidem; Chiaramonte Bordonaro a Mussolini, Praga, 14 marzo 1923, h. 16.00, ibidem; Chiaramonte Bordonaro a Mussolini, Praga, 14 marzo 1923, ASE, P 1919-30, 938; Chiaramonte Bordonaro a Mussolini, Praga, 19 marzo 1923, h. 1.30, ibidem; Chiaramonte Bordonaro a Mussolini, Praga, 26 marzo 1923, ibidem.;

Note

[1] vedi anche: 944/3 - R.D.L. 24 novembre 1919 n. 2169, riguardante l'imposta straordinaria sul patrimonio (Leggi e Decreti, 1919, p. 5084); 945/3 - R.D.L. 22 aprile 1920 n. 494, relativo alla imposta straordinaria progressiva sul patrimonio (Leggi e Decreti, 1920, pp.1377-1379); 948/3 - R.D.L. 5 febbraio 1922 n. 78, che apporta modificazioni a quello 28 aprile 1920 n. 494, concernente la istituzione dell'imposta straordinaria progressiva sul patrimonio (Leggi e Decreti, 1922, p. 534).;
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[2] Cfr. i Trattati di pace di Saint-Germain, art. 267, e di Trianon, art. 250, rispettivamente in Trattati e Convenzioni, v. XXIV, p. 635 e v. XXVI, pp. 297-298.
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[3] vedi anche: 971/3 - La Conferenza di Genova del 1922;
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