1155/3 - Il confine del Passo di Monte Croce Carnico

Il Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l'Austria, firmato a Saint-Germain il 10 settembre 1919, stabiliva all'art. 27 i nuovi confini dell'Austria e prevedeva, all'art. 29, l'istituzione di Commissioni miste, composte dai delegati degli Stati interessati, incaricate di delimitare i confini sul terreno [1] . Il 28 gennaio 1921, durante i lavori della Commissione di delimitazione del confine italo-austriaco, il Ministro della Guerra, Bonomi, scriveva al Presidente del Consiglio, Giolitti, ed al Ministro degli Esteri, Sforza, in relazione al confine del Passo di Monte Croce Carnico, stabilito in precedenza dal Protocollo di Firenze del 1914 [2] . Bonomi osservava, al riguardo :

«E' stata recentemente richiamata la mia attenzione sul fatto che il confine italo-austriaco al Passo di M. Croce Carnico quale sarebbe stabilito dal Trattato di San Germano (displuviale oro-idrografica), viene ad essere completamente e notevolmente dominato dalle antistanti quote del Moos-Kofel e del Pollenig, le quali, essendo situate al di là della displuviale accennata, si troverebbero in territorio attribuito dal Trattato alla Repubblica d'Austria; ciò che, come appare evidente, viene a costituire un notevole inconveniente dal punto di vista militare, nei riguardi di una eventuale futura difesa della frontiera su quel punto. Ho in proposito interpellato il delegato italiano nella Commissione internazionale delimitazione confine italo-austriaco, e questi mi ha rappresentato: a) che il Trattato di S. Germano non ci dà alcun argomento realmente importante per la discussione, in quanto le ragioni [...] che consiglierebbero una variante sono essenzialmente militari, e però non ammesse alla discussione stessa; b) che, tuttavia, vi sarebbero alcuni appigli (insistendo per l'adozione della displuviale geologica anziché di quella oro-idrografica) ai quali naturalmente il delegato italiano nella Commissione si appoggerà strenuamente, durante la discussione, ma che tuttavia offrono scarsa possibilità di successo. Un lato della questione che potrebbe invece offrire maggiori garanzie di un favorevole risultato in seno alla Commissione è quello della tradizione economica locale: giova infatti osservare come la zona compresa fra le due displuviali (oro-idrografica e geologica) fosse in passato di pertinenza prettamente italiana e come soltanto in seguito a continuo ed intenso lavorio dell'Austria l'influenza italiana nella regione sia andata gradatamente scemando, fino a diventare quasi nulla. [...] Pregherei pertanto l'E.V. di compiacersi esaminare la questione sopra prospettata e farmi conoscere il suo parere al riguardo». (Bonomi a Giolitti e Sforza, Roma, 28 gennaio 1921, ASE, P 1919-30, 821)

In effetti, il 27 maggio successivo, il Delegato italiano alla Commissione di delimitazione, Pariani, presentava al Presidente della Commissione, il francese Rouget, la seguente nota:

«La traité de St. Germain désigne, comme frontière sur les Alpes Carniques, la ligne de partage des eaux. Or, dans les Alpes Carniques, on peut déterminer trois lignes de partage des eaux: a) une ligne structurale ou géologique, qui est représentée par l'axe principal du soulèvement des Alpes Carniques. b) une ligne réelle, c'est à dire qui sert vraiment à séparer les eaux d'un bassin hydrographique des eaux de l'autre. c) une ligne apparente ou topographique qui est celle que l'oeil juge comme ligne de partage des eaux bien qu'elle ne le soit pas. Or, si on se tient à cette dernière définition, la ligne frontière devrait passer sur le col de Monte Croce Carnique en laissant à l'Autriche la région qui est comprise entre le Mooskofel-Poling au nord et le Kellerwand-Freikofel, au sud [...]. Or cette zone a toujours été exploité économiquement par l'Italie comme le prouvent les document qui sont recueillis dans le dossier annexe 2. De l'examen de ce dossier il résulte: a) Que cette zone à toujours été exploitée par les italiens et qu'elle est nécessaire pour le bon élévage du bétail de la région Carnique. C'est seulement dans les dernières années que les intérêts économiques locaux ont subi des variations au désavantage des italiens, de l'oeuvre de l'ancien gouvernement de l'Autriche. b) Que la Zone même a été dès les epoques les plus anciennes sous l'influence ecclésiastique italienne et même sous la jurisdiction civile de Venice, ce qui signifie que dans le passé elle a toujours été consideré comme plus attachée au sud qu'au nord. c) Que la ligne naturelle qui désigne la limite septentrionale (Mooskofel-Poling) de cette région, est plus élevée et aussi nette que la limite méridionale (Kellerwand-Freikofel), et pourtant elle représente une frontière naturelle très bien définie et même répondant à une idée scientifique. Pourtant la délegation italienne désire que la commission prenne en considération cette question, qui représente pour l'Italie un intérêt économique local auquel la population de frontière donne une valeur si grande qu'il la pousse à demander de déplacer la frontière au nord, c'est à dire jusqu'à la ligne "Mooskofel-Poling"». (Pariani a Rouget, Villach, 27 maggio 1921, all. a Pariani a Bonomi, Villach, 7 giugno 1921, ibidem)

Nel contempo, da parte italiana si esaminava la possibilità di negoziare direttamente con l'Austria la determinazione del tracciato di confine in corrispondenza di Monte Croce Carnico, conformemente alle istruzioni della Conferenza degli Ambasciatori adottate il 22 luglio 1920. In base a tali istruzioni, sarebbero state deferite alle varie commissioni le sole questioni relative alla delimitazione delle frontiere su cui gli Stati interessati non avessero raggiunto un accordo. Nell'estate 1921, i Governi formavano le delegazioni per il negoziato. Il 7 luglio, Pariani, nel riferire i termini della questione al Commissario per gli affari autonomi della provincia di Gorizia, Pettarin, designato quale Delegato, sottolineava che, nell'applicazione dei principi stabiliti dal Trattato, la Commissione si era spesso scontrata con

«Questioni di carattere politico-amministrativo sollevate essenzialmente da lesione di diritti, usi, consuetudini che la nuova linea produce. Così la linea di frontiera stabilita dal trattato di pace amputa porzioni più o meno ampie di comuni, separa abitanti di un paese dalle loro proprietà che vengono a trovarsi oltre frontiera, urta contro diritti di pascolo, taglio di bosco, o di usufrutto di legna, ecc. insomma, crea in quelle zone, povere di risorse, una vera crisi. Occorre tenere presente che in queste zone montane gli abitanti si sono venuti adattando, in centinaia di anni di esperienza ad una vita basata su reciproci compromessi che, se possono apparire strani e complicati a chi vive in paesi ubertosi, subito si rilevano come il prodotto di necessità di vita per chi visita intimamente quelle regioni. Tali adattamenti sono frutto di lotte secolari, condotte con una tenacia che raggiunge l'inverosimiglianza se si pensa alla piccola entità dei risultati ed essi si sono radicati negli animi come diritti inviolabili, assumendo un valore straordinario tra quelle popolazioni, che sono intimamente conservatrici appunto perché sanno per tradizione quanto sia costato ogni loro attuale diritto. La commissione si è pertanto spesso trovata davanti a problemi di vita assai delicati tanto che la delegazione italiana, convinta di dover salvaguardare gli interessi di quelle popolazioni, propose a suo tempo di adattare come linea di frontiera quella indicata dai limiti amministrativi comunali in genere coincidenti con gli interessi locali. Ma a ciò si oppose recisamente la delegazione austriaca richiamandosi alla stretta osservanza del trattato di pace, e si oppose pure, in complesso, la Conferenza degli Ambasciatori, rifiutando alla Commissione il potere di variare per semplice maggioranza di voti, la linea di confine stabilita dal trattato di pace. Così stando le cose, non rimane alla Commissione che tentare di salvaguardare gli interessi locali a mezzo di convenzioni». (Pariani a Pettarin, Bolzano, 7 luglio 1921, ASE, P 1919-30, 817)

Il 22 luglio, la Commissione adottava all'unanimità il criterio della linea topografica reale, definita come

«La ligne obtenue (la terre supposée imperméable) en reliant tous les points où l'eau se partage sur le terrain pour se déverser dans chacun des deux bassins des cours d'eau adjacents». (Commission de délimitation de la frontière entre l'Autriche et l'Italie, Bolzano, 22 luglio 1921, ibidem)

Il criterio, però, doveva ritenersi assunto

«En principe [...] sans tenir compte des modifications qui ont pu être apportées à cette ligne par la main de l'homme. Exception sera faite à ce principe lorsque cette ligne se rélevera trop compliquée ou contraire à l'établissement d'une solution sensée en ce qui regarde les intérêts économiques locaux». (ibidem)

Tale decisione dava modo agli italiani di insistere per il ripristino dei vecchi confini con l'adozione dello spartiacque naturale, mentre gli austriaci reclamavano la rigida applicazione dei principi stabiliti dal Trattato di pace. Il 5 agosto 1921, il Delegato austriaco alla Commissione di delimitazione, Bernhard, presentava la seguente replica alla nota italiana del 27 maggio, che Pariani inviava al nuovo Ministro degli Esteri, Tomasi della Torretta:

«a) Tout en reconnaissant qu'une partie des pâturages alpestres furent et sont encore propriétés de communes ou de sujets italiens, et que d'autres aient été jadis prises en bail par des italiens, il faut faire remarquer que le changement des intérêts économiques locaux qui s'est produit les dernières années avant la guerre n'était pas l'oeuvre de l'ancien gouvernement de l'Autriche, comme le prétend la note italienne, ni un résultat abitraire, mais bien la conséquence naturelle de l'essor économique du Gailtal. Cette vallée isolée s'est développée considérablement depuis qu'en 1894 elle fut reliée par le chemin de fer Arnoldstein-Hermagor aux grands chemins de communication. Il est à prévoir que cet essor augmentera encore étant donné que pendant la guerre le chemin de fer a été prolongé jusqu'à Mauthen. Les pâturages, qui autrefois n'étaient pas indispensables aux habitants de la vallée leur sont depuis une vingtaine d'années absolument nécessaires pour l'élevage du bétail du Gailtal. Quant aux trafic du bois, dont les annexes de la note italienne font mention, il est également vrai, que des sujets italiens en ont tiré grand profit, comme d'ailleurs partout en Carinthie, où de nombreuses sociétés et entrepreneurs italiens ont travaillé depuis longtemps, sans que pour cela on puisse prétendre que toute la Carinthie soit attribuée à l'Italie. [...] b) Les annexes de la note italienne essayent de prouver l'influence ecclésiastique italienne en citant les faits suivants: Bénédiction du bétail italien sur les pâturages en question par le curé de Timau, célébration d'une messe par an dans la petite chapelle de St. Elisabeth par le même curé et pélerinage des fidèles du Sutrio et Paluzza une fois par an à la même chapelle. Il est prouvé par la liste des revenus de la chapelle susdite de 1612 et 1674, par ses livres des comptes de 1650-1678, par d'autre livres de comptes de 1650-1678, par d'autre livres de comptes à partir de 1777, par les registres mortuaires (depuis 1736) et baptistaires (à partir de 1700) que la chapelle St. Elisabeth et la vallée du Plöcken faisaient partie depuis longtemps de la paroisse de Mauthen. De tout temps la paroisse de Mauthen faisait partie au point de vue politique du Duché de la Carinthie et spirituellement jusqu'à 1787 de l'archevêché de Gorice; depuis ce temps elle appartient à l'archevêché de Salzbourg, evêché de Gurk. La bénédiction des camps, des pâturages, du bétail etc. a été interdite et combattue en Autriche, comme superstition à partir des temps de l'empereur Joseph II. Pour cette raison l'usage est tombé en désuétude et n'a plus été exercé par le clergé autrichien. La bénédiction par le curé de Timau n'était donc qu'un simple acte de compliance envers les propriétaires du bétail, mais il ne peut être considéré comme un acte de juridiction ecclésiastique. Il en est de même pour la célébration d'une messe une fois par an dans la chapelle de St. Elisabeth. [...] La prétention, que la zone en question se trouvait sous la juridiction civile de Venice, est basée sur l'extrait d'une lettre de 1505 du gouverneur vénétien François Foscari; cet extrait dans lequel il est question du capitaine de Soldestain (Gailtal en Carinthie) est incompréhensible, si on ne connaît pas le texte entier de la lettre. Par contre il est prouvé par des documents bien plus anciens (1234-1342-1347-1385-1450) et plus récents aussi (1574-1619-1751-1787) que pendant des siècles non seulement la zone du Plöcken (Montecroce Carnico) mais aussi le village de Timau ont été sous la juridiction civile de la Carinthie et de l'Autriche». (Bernhard a Pariani, Bolzano, 5 agosto 1921, all. a Pariani a Tomasi della Torretta, Bolzano, 9 agosto 1921, ASE, P 1919-30, 821)

Nella seduta del giorno successivo, la Commissione ascoltava una delegazione degli abitanti della Carnia, che reclamava lo spostamento della frontiera in base all'analisi geologica e morfologica della zona. Le relazioni venivano allegate agli atti della Commissione. Nel trasmettere tali documenti al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Tenente Generale Vaccari, Pariani osservava quanto segue:

«1 - Storicamente l'Italia può vantare parecchi diritti nella regione a nord della linea spartiacque nella zona di Monte Croce Carnico, essendo questa stata nel passato di pertinenza economica italiana, ma è giocoforza riconoscere che al momento attuale gli italiani non posseggono in tale regione che due piccolissime zone: la malga Cordin e lo Scarnitz italiano. Il resto fu venduto in periodi anteriori alla guerra, ad abitanti del Gail. 2 - Per uso antichissimo l'Italia aveva nel passato sfruttato le malghe anche di proprietà austriaca, affittandole e caricandole con proprio bestiame. Tale sfruttamento era stato alquanto ridotto prima della guerra per gli ostacoli frapposti dal governo austriaco al passaggio del nostro bestiame, ma non era mai cessato ed ancora ora lo si attuerebbe poiché gli abitanti del Gail non posseggono alcuna attitudine per l'esercizio delle malghe, mentre i carnielli sono in questo assai abili. 3 - Ciò premesso si può concludere che, sotto il punto di vista puramente economico basterebbe che fossero tutelate le due piccole proprietà di italiani che rimarranno oltre frontiera e che fosse facilitato l'affitto delle malghe d'oltre frontiera ed il passaggio del bestiame nostro costituente il carico di tali malghe». (Pariani a Vaccari, Bolzano, 9 agosto 1921, ibidem)

Nei mesi successivi, mentre riprendevano i negoziati diretti con l'Austria, i Ministeri degli Esteri, della Guerra e del Tesoro si consultavano sull'opportunità di ottenere dal Governo austriaco la modifica di confine mediante corrispettivo in denaro. Poiché la trattativa non aveva esito, il 17 agosto 1922, la Commissione riprendeva in esame, tra le questioni insolute inerenti la frontiera carinziana, quella relativa al confine del Passo di Monte Croce Carnico. La Delegazione italiana presentava il 2 settembre di quell'anno nuovi documenti a sostegno della propria tesi, ed una nota così formulata:

«Il Passo di M. Croce è un corridoio pianeggiante che, causa alterne strozzature ed espansioni, si presenta come una successione di piccole conche chiuse nelle quali l'acqua scompare, non per scorrimento, ma per filtrazione sotterranea. Non vi è quindi una vera e propria linea di displuvio, ma una serie di ondulazioni con piccolissime differenze di livello fra loro. Il confine antico correva sopra una delle ondulazioni intermedie ed esso veniva riconosciuto come tale da Commissioni Internazionali (composte da rappresentanti austriaci e da rappresentanti veneti) in due protocolli firmati a Mauthen l'uno il 31 Ottobre 1750 e l'altro il 15 Settembre 1785. La Delegazione austriaca, basandosi sul fatto che il punto più elevato di questo corridoio pianeggiante si trova invece sulla più meridionale delle ondulazioni suddette, vorrebbe di là far passare la nuova linea di confine togliendo all'Italia una zona (in vero piccola, ma di indubbia pertinenza economica ed amministrativa italiana) che si trova a Sud dell'antica pietra di confine fissata coi protocolli sopraccennati. La Delegazione italiana che potrebbe, in tale situazione di incertezza della linea di displuvio, chiedere che il confine corra sopra una linea naturale più evidente [...], si accontenta invece di chiedere quanto è suo indiscutibile diritto e cioè che sia qui mantenuta la centenaria frontiera di anteguerra. Siccome però vi erano in tale zona dettagli in contestazione anche prima della guerra (e precisamente il tratto Est del termine di confine), la Delegazione italiana, allo scopo che nessun dubbio abbia più a sussistere in proposito, precisa come segue l'andamento del confine in tale punto: "Dalla punta Est del Zellonkofee (q. 2223) all'estrema punta Nord-Ovest della sommità di M. Pal Piccolo: l'antico confine politico come è rappresentato dalla carta italiana 1:25.000, il cui andamento si può sintetizzare in due linee rette congiungenti le due sommità suddette all'antico termine di confine posto sulla rotabile di M. Croce. A sostegno della tesi italiana, oltre le ovvie ragioni morali che uno Stato vincitore non può certo cedere contro sua volontà la benché minima particella del proprio territorio, la Delegazione presenta i seguenti documenti: 1) Estratto della mappa catastale di Timau (Comune amministrativo di Paluzza). In esso è evidente come il confine corra in linea retta dal termine posto sulla strada di M. Croce all'estrema punta N. O. del M. Pal Piccolo. 2) Estratto della mappa catastale austriaca, che per quanto non coincida esattamente con la mappa italiana, non lascia però alcuna dubbio circa la direzione generale del limite di proprietà che coincide col confine. 3) La dichiarazione dei più vecchi abitanti del Comune di Paluzza nei riguardi dell'andamento del confine quale fu sempre ritenuto ed osservato dalle popolazioni locali. 4) Una lettera del Sindaco di Paluzza circa dettagli di confine nella zona di pertinenza del suo Comune. 5) Inoltre si richiama alle indicazioni, che non lasciano alcun dubbio in proposito, contenute nelle seguenti carte: a) Mappa napoleonica in vigore nel 1866. b) Carta alla scala 1:86.000 facente parte integrale dell'atto finale di confinazione del 1867. c) Tavoletta austriaca al 25.000 mandata dall'Istituto Geografico Militare di Vienna all'Istituto Militare di Firenze nell'anno 1887. L'annessa carta al 25.000 contiene tutte le indicazioni relative alla questione in oggetto, questione che nel suo complesso riguarda circa 4 ettari di terreno roccioso, quasi impraticabile che non ha grande valore economico, ma al quale le locali popolazioni italiane attribuiscono grande valore morale avendo anche nel passato formato oggetto di discussioni per ingiustificate pretese del Governo austriaco». (Memoria di Pariani, Bolzano, 2 settembre 1922, all. a Pariani a Vaccari Bolzano, 21 settembre 1922, ibidem)

La Delegazione italiana sottolineava, inoltre, che la decisione adottata dalla Commissione il 22 luglio dell'anno precedente, la quale lasciava aperta la possibilità di modificare la linea topografica per favorire gli interessi economici delle popolazioni, era stata accettata dal Delegato austriaco, Hervay. In effetti, il Presidente della Commissione, nella seduta del 23 settembre, affermava:

«Le principe émis par la Commission le 22 juillet 1921 ayant été voté à l'unanimité, l'Autriche est donc liée par ce vote. Par conséquent, ce principe fait foi actuellement et règle la façon de fixer les détails de la ligne de partage des eaux» . (Commission de délimitation de la frontière entre l'Autriche et l'Italie, Bolzano, 23 settembre 1922, ASE, R Berlino e Vienna, 266)

A questo punto, il Delegato austriaco eccepiva l'assenza del Delegato giapponese, Hattori, il quale aveva peraltro rimesso per iscritto il proprio parere alla Commissione. Tale parere, favorevole alla tesi italiana, veniva computato quale voto valido per la decisione finale, adottata l'11 ottobre 1922,

«En adaptant la frontière comme elle est décrite dans le Protocole de Florence de 1914, dont une copie est ci-annexée». (Commission internationale pour la délimitation de la frontière entre l'Italie et l'Autriche, Bolzano, 1° ottobre 1922, all. a Commission de délimitation de la frontière entre l'Autriche et l'Italie, Bolzano, 11 ottobre 1922, ibidem)

Vedi anche

Sforza a Bonomi, Roma, s.d., ASE, P 1919-30, 821; Giolitti a Sforza, Roma, 9 marzo 1921, ibidem; Bonomi a Sforza, Roma, 4 aprile 1921, ibidem; Sforza a Bonomi, Roma, 23 aprile 1921, ibidem; Pariani a Vaccari, Verona, 20 maggio 1921, ASE, P 1919-30, 817; Commission de délimitation de la frontière entre l'Autriche et l'Italie, s.l. ma Villach, 13 giugno 1921, ibidem; Commission de délimitation de la frontière entre l'Autriche et l'Italie, Villach, 14 giugno 1921, ibidem; Commission de délimitation de la frontière entre l'Autriche et l'Italie, Bolzano, 6 agosto 1921, ibidem; Gasparotto a Bonomi, Roma, 5 settembre 1921, ASE, P 1919-30, 821; Tomasi della Torretta a Bonomi, 21 settembre 1921, ibidem; Biancheri Chiappori a Tomasi della Torretta, Vienna, 5 novembre 1921, all. a Tomasi della Torretta a Bonomi, Roma, 21 novembre 1921, ibidem; Lanza di Scalea a Facta, Tomasi della Torretta e Pariani, Roma, 11 marzo 1922, ibidem; Tosti di Val Minuta a Biancheri Chiappori, Roma, 25 aprile 1922, ibidem; Lago a Lanza di Scalea, Roma, 26 aprile 1922, ibidem; De Nava a Lanza di Scalea, Roma, 4 maggio 1922, ibidem; Lanza di Scalea a Peano, Roma, 1° luglio 1922, s.h., ibidem; Tosti di Val Minuta a Peano, Roma, 7 luglio 1922, ibidem; Pariani a Vaccari, Bolzano, 19 agosto 1922, ibidem; Pariani a Vaccari, Bolzano, 21 agosto 1922, ibidem; Pariani a Vaccari, Bolzano, 5 settembre 1922, ibidem; Hattori a Rouget, Bolzano, 14 settembre 1922, all. a Commission de délimitation de la frontière entre l'Autriche et l'Italie, Bolzano, 23 settembre 1922, ASE, R Berlino e Vienna, 266; Commission de délimitation de la frontière entre l'Autriche et l'Italie, Bolzano, 11 ottobre 1922, ibidem.;

Note

[1] Testo in Trattati e Convenzioni, v. XXIV, pp. 449-456.
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[2] Le disposizioni di tale Protocollo relative al Passo di Monte Croce Carnico erano del seguente tenore: «La frontière court le long de la ligne de partage des eaux jusqu'au bord supérieur de la dernière paroi du rocher qui limite à l'Est le défilé de Monte-Croce; de là, la frontière va en ligne droite jusqu'au point qui se trouve à la hauteur de la borne 22, sur le bord inférieur de la paroi elle-même: de là, en ligne droite jusqu'à la borne 22. La frontière traverse le Col à la hauteur de la borne et remonte par la paroi occidentale à la ligne de partage des eaux, en suivant le chemin le plus court» (Extrait du Protocole de Florence de 1914, all. a Commission de délimitation de la frontière entre l'Autriche et l'Italie, Bolzano, 11 ottobre 1922, ASE, R Berlino e Vienna, 266).
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