Posizione corrente: Home » I casi della Prassi » Parte X - TERRITORIO, MARE E ATMOSFERA » Cap. I - Territorio » P - Sfere di influenza in territorio altrui o nullius » 1202/3 - Gli interessi speciali dell'Italia in Albania
1202/3 - Gli interessi speciali dell'Italia in Albania
Dopo la prima guerra balcanica, la Conferenza degli Ambasciatori delle sei Potenze (cosiddetto Concerto europeo), riunita a Londra, adottava il Protocollo sullo Statuto organico dell'Albania [1] , costituita in Principato indipendente, i cui confini venivano stabiliti con il Protocollo di Firenze del 17 dicembre 1913 [2] . Il Patto di Londra del 26 aprile 1915 attribuiva poi all'Italia la sovranità sull'isola di Saseno e sulla baia di Valona, e stabiliva la costituzione nella parte centrale del Paese di un piccolo Stato neutralizzato, con capitale Durazzo [3] . Il 15 dicembre 1918 si riuniva a Durazzo l'Assemblea nazionale albanese, che proclamava un governo provvisorio filo-italiano presieduto da Turkhan Pascià [4] . Al termine del conflitto, l'Italia estendeva la sua sfera d'influenza su quasi tutto il Paese, con il proposito di istituire un protettorato, esercitato di fatto fin dal 1917, e di annettere Valona. Ma la rivelazione ad Atene del contenuto dell'Accordo segreto Tittoni-Venizelos del 29 giugno 1919, con il quale Italia e Grecia s'impegnavano a sostenere le reciproche rivendicazioni territoriali nell'ambito della Conferenza della pace [5] , provocava fermenti anti-italiani in Albania, seguiti dalla formazione del Governo provvisorio di Tirana presieduto da Suleiman Bey Delvino. Il Governo italiano denunciava quindi l'Accordo Tittoni-Venizelos e concludeva a Tirana il Protocollo preliminare con l'Albania, in base al quale si impegnava a rimpatriare le truppe dislocate a Valona e nel resto dell'Albania eccezion fatta per l'isola di Saseno [6] . Nel maggio 1921, dopo l'ammissione dell'Albania alla Società delle Nazioni (17 dicembre 1920) [7] , il Governo albanese si rivolgeva al Consiglio della Società per interessarlo al regolamento dei rapporti tra l'Albania e gli Stati confinanti, Grecia e Regno serbo-croato-sloveno, che occupavano ancora territori compresi nelle frontiere del 1913. Il Consiglio delegava la soluzione della questione albanese alla Conferenza degli Ambasciatori, la quale decideva la creazione di una commissione di esperti per gli affari albanesi. Nella seduta del 29 giugno 1921 della Conferenza, l'Ambasciatore italiano a Parigi, Bonin Longare, dichiarava:
«Le Gouvernement italien accepte que la question de l'Albanie soit soumise à la Conférence des Ambassadeurs afin de faire établir par cette dernière les frontières de cet Etat et d'en donner communication aux parties intéressées; il accepte également, conformément à la proposition britannique, la constitution d'une Commission interalliée d'experts qui fera un rapport à la Conférence des Ambassadeurs aussitôt que possible. [...] Cependant, avant que la Commission des experts ne commence ses travaux, la Délégation italienne croit nécessaire de rappeler à la Conférence des Ambassadeurs la position privilégiée que les alliés ont reconnu à l'Italie, en Albanie, confirmée par les nations alliées et associées dans tous projets de sistémation adriatique. L'acceptation du Gouvernement italien de la proposition britannique ne pourrait être dans aucun cas interprétée comme une renonciation de sa part, à cette position spéciale» . (Conferenza Ambasciatori, CA 128, Parigi, 29 giugno 1921, ASE, CPV, 300)
Il 23 luglio successivo, la Delegazione britannica sottoponeva alla Conferenza degli Ambasciatori due Memorandum, nel primo dei quali, datato 9 luglio, replicava quanto segue alla dichiarazione di Bonin Longare sugli interessi speciali in Albania:
«L'Ambassade Britannique vient d'être chargée par le Gouvernement de Sa Majesté de déclarer que, sans faire valoir, en ce qui le concerne, de revendication spéciale, relativement au statut futur de l'Albanie, le Gouvernement de Sa Majesté n'est pas disposé, pour cette même raison à reconnaître aucun intérêt spécial en Albanie au profit d'un autre pays». (All. K a Conferenza Ambasciatori, CA 133, Parigi, 9 luglio 1921, ibidem)
Il 6 agosto, il nuovo Ministro degli Esteri, Tomasi della Torretta, comunicava a Bonin Longare di aver inviato all'Ambasciatore a Londra, De Martino, le seguenti istruzioni circa la formula proposta dall'Italia agli Alleati per il riconoscimento dei suoi interessi speciali in Albania:
«1° Gli alleati riconoscono Albania come Stato indipendente. 2° La salvaguardia della indipendenza albanese costituisce per Italia un essenziale interesse economico e strategico connesso alla sua difesa adriatica. 3° A questo effetto, avendo Italia preso spontaneamente iniziativa della costituzione dello Stato nazionale indipendente albanese, ha il dovere di vigilare a che si consolidi e si sviluppi. 4° Qualora Stato albanese dovesse venire meno, nonostante favorevole atteggiamento Italia e alleati, questi riconoscono all'Italia il diritto ad una azione diretta a salvaguardare suoi speciali interessi di difesa strategica nell'Adriatico in base situazione diplomatica preesistente alla iniziativa italiana per indipendenza albanese». (Tomasi della Torretta a Bonin Longare, Roma, 6 agosto 1921, ASE, CP, 12)
Il 23 settembre successivo, Tomasi della Torretta telegrafava a Bonin Longare che il Governo britannico aveva sottoposto all'Italia la seguente formula:
«Governi rappresentati Conferenza degli Ambasciatori riconoscendo che l'indipendenza dell'Albania come pure l'integrità e l'inalienabilità delle sue frontiere, quali sono state stabilite dalla loro decisione in data 1913 è una questione d'importanza internazionale e riconoscendo che la violazione di queste frontiere o dell'indipendenza dell'Albania potrebbe costituire una minaccia per la sicurezza strategica dell'Italia, hanno convenuto quanto segue: 1° nell'eventualità che l'Albania si trovi nell'impossibilità di mantenere la sua integrità territoriale essa sarà libera di rivolgersi al Consiglio della Lega delle Nazioni per domandare assistenza dal di fuori; 2° i governi rappresentati alla Conferenza stabiliscono che verificandosi quel caso, essi daranno istruzioni ai loro rappresentanti». (Tomasi della Torretta a Bonin Longare, Roma, 23 settembre 1921, h. 10.10, ibidem)
Il 28 settembre 1921, la Conferenza degli Ambasciatori tornava sulla questione albanese e il Delegato francese Laroche dava lettura di un «progetto di formula», la cui accettazione era subordinata alla decisione della Conferenza sulle frontiere albanesi. Secondo il verbale della seduta,
«Le Comte Bonin Longare [...] déclare qu'il ne peut pas accepter une discussion générale de la question albanaise tant que les Gouvernement alliés ne seront pas d'accord pour reconnaître les intérêts spéciaux de l'Italie». (Conferenza Ambasciatori, CA 139, Parigi, 28 settembre 1921, ASE, CPV, 301)
La Conferenza degli Ambasciatori decideva quindi di adottare il «progetto di formula» sugli interessi speciali dell'Italia, ma ne rinviava l'entrata in vigore al momento dell'adozione della decisione sulle frontiere albanesi. Il 9 novembre 1921, la Conferenza degli Ambasciatori approvava la Decisione sulle frontiere dell'Albania, il cui art. I così recitava:
«Les Gouvernements signataires de la présente Décision reconnaissent le Gouvernement de l'Albanie, constituée en Etat souverain et indépendent». (All. H a Conferenza Ambasciatori, CA 151, Parigi, 9 novembre 1921, ASE, CPV, 302)
La Conferenza decideva inoltre che la Dichiarazione relativa agli interessi dell'Italia in Albania entrasse in vigore contemporaneamente alla Decisione sulle frontiere dell'Albania. La Dichiarazione era così formulata:
«L'Empire britannique, la France, l'Italie et le Japon Reconnaissant que l'indépendance de l'Albanie ainsi que l'intégrité et l'inaliénabilité de ses frontières, telles qu'elles ont été fixées par leur Décision en date du 9 novembre 1921, est une question d'importance internationale; Reconnaissant que la violation des dites frontières, ou de l'indépendance de l'Albanie, pourrait constituer une menace pour la sécurité stratégique de l'Italie, Sont convenus de ce qui suit: I. Au cas où l'Albanie se trouverait dans l'impossibilité de maintenir son intégrité territoriale, elle aura la liberté d'adresser au Conseil de la Société des Nations une demande d'assistance étrangère. II. Les Gouvernements de l'Empire britannique, de la France, de l'Italie et du Japon décident, dans le cas susdit, de donner pour instructions à leurs Représentants dans le Conseil de la Société des Nations, de recommander que la restauration des frontières territoriales de l'Albanie soit confiée à l'Italie. III. En cas de menace contre l'intégrité ou l'indépendence, aussi bien territoriale qu'économique, de l'Albanie du fait d'une agression étrangère ou de tout autre événement, et au cas où l'Albanie n'aurait pas recours dans un délai raisonnable à la faculté prévue à l'article I, les Gouvernement susdits feront connaître la situation qui en résultera au Conseil de la Société des Nations. Au cas où une intervention serait jugée nécessaire par le Conseil, les Gouvernement susdits donneront à leurs Représentants les instructions prévues à l'article II. IV. Au cas où le Conseil de la Société des Nations déciderait, à la majorité, qu'une intervention de sa part n'est pas utile, les Gouvernements susdits examineront la question à nouveau, s'inspirant du principe contenu dans le préambule de cette Déclaration, à savoir que toutes modifications des frontières de l'Albanie costituent un danger pour la sécurité stratégique de l'Italie». (All. J a Conferenza Ambasciatori, CA 151, Parigi, 9 novembre 1921, ASE, CPV, 302)
Vedi anche
Conferenza interalleata di Parigi, 10 gennaio 1920, ASE, Conf., 30; Bonin Longare a Scialoja, Parigi, 2 giugno 1920, ASE, CP, 11; AP, S, Discussioni, tornata 15 luglio 1920, p. 1244 segg.; Promemoria di Pilotti, all. a Bonin Longare a Sforza, Parigi, 19 febbraio 1921, s.h., ASE, CP, 12; Tomasi della Torretta a Bonin Longare, Roma, 1° agosto 1921, h. 3.40, ibidem; Conferenza Ambasciatori, CA 150, Parigi, 5 novembre 1921, ASE, CPV, 301;
Note
[1]
Testo in Trattati e Convenzioni, v. XXII, p. 360 segg.
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[2]
Testo in Giannini, La questione albanese, Roma, 1925, doc. XVII.
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[3]
Testo in Trattati e Convenzioni, v. XXIII, pp. 284-290.
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[4] vedi anche:
444/3 - Il Governo albanese di Turkhan Pascià;
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[5] vedi anche:
134/3 - L'Accordo Tittoni-Venizelos del 29 luglio 1919;
325/3 - L'Accordo Tittoni-Venizelos del 29 luglio 1919;
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[6]
Il testo del Protocollo di Tirana del 2 agosto 1920 è allegato a Sforza a Giolitti e Bonomi, Roma, 7 agosto 1920, ASE, P 1919-30, 690.
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[7] vedi anche:
576/3 - L'ammissione dell'Albania alla Società delle Nazioni;
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INDICI
- Atti Internazionali
- Protocollo sullo Statuto organico dell'Albania, Londra, 29 luglio 1913
- Protocollo di Firenze, 17 dicembre 1913
- Patto di Londra, Francia, Gran Bretagna, Italia e Russia, 26 aprile 1915
- Accordo Tittoni-Venizelos, Italia - Grecia, 29 luglio 1919
- Protocollo preliminare di Tirana, Italia - Albania, 2 agosto 1920
- Decisione sulle frontiere dell'Albania, 9 novembre 1921
- Dichiarazione sugli interessi speciali dell'Italia in Albania, 9 novembre 1921

