1216/3 - L'Accordo supplementare per la sorveglianza doganale e la pesca nelle acque di Fiume e Susak

Il Patto italo-jugoslavo di Roma del 27 gennaio 1924 che sanciva l'annessione di Fiume all'Italia, attribuiva il Delta e Porto Baros al Regno serbo-croato-sloveno [1] . Il 23 febbraio 1924 una commissione mista italo-jugoslava procedeva alla delimitazione del confine marittimo tra i due Stati in modo da garantire al Regno serbo-croato-sloveno il libero accesso a Porto Baros, con l'assegnazione di una zona supplementare di acque territoriali. Nell'ottobre 1924, durante i lavori della Conferenza bilaterale italo-jugoslava di Roma, Venezia e Firenze per la soluzione di alcune questioni rimaste insolute, i Delegati discutevano un progetto di convenzione per la sorveglianza doganale e la pesca nelle acque di Fiume e di Susak. Nella seduta del 22 ottobre 1924, il Capo della Delegazione italiana, Luciolli, presentava un progetto di convenzione, il cui art. 1 prevedeva che, nella zona «qui, tout en rentrant dans la mer territoriale italienne, avait été cédée au Royaume des S.C.S. afin de rendre possible l'entrée libre des navires au Porto Barros» (Sous-Commission pour les services publics au delà de la frontière, s.l., 22 ottobre 1924, ASE, Conf., 68-50), il Governo serbo-croato-sloveno avrebbe potuto esercitare le seguenti potestà:

«La police maritime à l'égard de la sûreté de la navigation et du recouvrement éventuel des objets provenant d'un naufrage ou de provenance inconnue, la police sanitaire et la surveillance douanière». (ibidem)

Il Capo della Delegazione jugoslava, Figatner, svolgeva al riguardo le seguenti considerazioni:

«Par cette ligne, on a voulu tracer non pas une limite à des droits particuliers en faveur d'un Etat ou d'un autre, mais une véritable ligne de frontière entre les eaux territoriales des deux Etats. On ne peut donc parler de limitation ou même de spécification des droits qui compètent au Royaume des S.H.S. sur la partie de mer à Est de cette ligne, car il est hors de doute que sur ces eaux, l'Etats S.C.S. exerce tous les droits souverains sans limites et sans contrôles». (ibidem)

Luciolli così replicava:

«La Délégation Italienne dans la Commission de délimitation à Fiume, ayant reconnu la nécéssité d'assurer à l'Etat S.H.S. la libre entréee des navires au Port Baross, se rallia à renoncer pour une partie déterminée de la mer, comprise dans la mer territoriale italienne, à ses droits souverains [?]. Tant pour les motifs particuliers qui ont déterminé cette concession que pour le fait que la délimitation n'a pas été complétée, il est maintenant nécessaire de déterminer quels sont les droits qui compètent aux deux Etats sur cette partie de mer qui, à part la renonciation susdite, est comprise dans la mer territoriale italienne et quels sont les limites de ladite partie de mer. D'ici découlent les dispositions générales de l'art. 1 et les autres dispositions plus spécifiques des articles suivants. Il est logique que la Délegation Italienne, pour les raisons susindiquées, ne puisse pas consentir à ce que sur cette partie d'eau qui a été concédée au Royaume S.H.S. seulement en vue d'un motif déterminé, l'on puisse faire des opérations commerciales et effectuer la construction de nouveaux ouvrages». (ibidem)

Il 31 gennaio 1925, la Commissione di delimitazione per Fiume adottava una nuova decisione sulla frontiera marittima tra i due Stati, intesa a meglio specificare la precedente, che era così formulata:

«Presa [...] in esame la deliberazione della Commissione risultante dal Processo Verbale in data 23 febbraio 1924 nei riguardi della delimitazione del Confine marittimo fra i due Stati [?] delibera unanimemente quanto segue: La separazione delle acque fra i due Stati entro i limiti del mare territoriale è data da una linea che partendo dall'angolo sud-ovest dell'ala occidentale del fabbricato Lazarus si prolunga nel mare per 500 metri in direzione ovest formando con la diga Cagni un angolo di 20° [...] e prosegue quindi a sud in direzione perpendicolare alla costa fino a raggiungere il limite esterno della zona del mare territoriale medesimo». (Commissione mista per l'applicazione dell'Accordo di Fiume, s.l., 31 gennaio 1925, ibidem)

Il 26 febbraio 1925, la Conferenza italo-jugoslava, in seduta plenaria, approvava il progetto di accordo supplementare per la sorveglianza doganale e la pesca nelle acque di Fiume e Susak. Esso, all'art. 1, dopo aver sancito il divieto per tutte le navi di gettare l'ancora o comunque di sostare nelle acque comprese in un quadrilatero antistante Fiume e Susak, al par. 2 così disponeva:

«Dans le cas d'infraction à cette disposition et en tout cas exceptionnel de soupçon d'une tentative de fraude de la part d'un navire, les agents douaniers des deux Hautes Parties Contractantes auront le droit d'entrer dans la partie des eaux visées ci-dessus (quadrilatère A.B.C.D.E.), appartenant à l'autre Haute Partie Contractante, aux effets de la surveillance douanière». (Accord supplémentaire pour la surveillance douanière et la pêche dans les eaux de Fiume et Susak, s.l., 26 febbraio 1925, ibidem)

Il giorno seguente, il Capo della Delegazione italiana alla Conferenza italo-jugoslava, Quartieri, informava Luciolli che la Delegazione jugoslava aveva voluto sostituire, nella citata disposizione, l'espressione «droit d'entrer dans la partie des eaux» a quella, precedentemente convenuta, «droit de croiser». In proposito Quartieri sosteneva quanto segue:

«Non mi sembra che la variante proposta (in sostanza entrer in luogo di croiser) possa formare motivo di serio disaccordo, ma prego in ogni modo V.S. di volermi far conoscere se, nella sua alta competenza in materia ritiene che la nuova formula possa essere accettata». (Quartieri a Luciolli, Firenze, 27 febbraio 1925, ASE, Conf., 68-55)

Il 5 marzo, Luciolli rispondeva nei seguenti termini:

«Per quanto riguarda gli interessi della Finanza non vi è difficoltà ad aderire alla variante che la Delegazione jugoslava propone di introdurre nel testo dell'accordo per i servizi pubblici oltre frontiera. Si potrebbe, anzi, dire che, con l'ammettere esplicitamente che gli agenti doganali di uno dei due Stati possa entrare nella acque appartenenti all'altro, sarebbe eliminata ogni eventualità di contestazione sui limiti delle facoltà che si vogliono assicurare ai detti agenti. Senonché la proposta variante ha evidentemente lo scopo di far risultare come sanzionato da un accordo fra i due Governi il riconoscimento, da parte del nostro, della pertinenza alla Jugoslavia delle acque antistanti l'imboccatura di Porto Baros e comprese nel noto quadrilatero. Questo, infatti, sarebbe diviso in due parti dalla linea che, partendo dall'angolo sud-ovest dello Stabilimento Lazarus, si protende per 500 metri sul mare. Questa linea fu segnata dalla Commissione dei confini come "frontiera marittima fra i due Stati". Niun dubbio, quindi, che, se nel detto quadrilatero sono acque appartenenti in parte all'uno, in parte all'altro dei due Stati, la parte di pertinenza della Jugoslavia debba essere quella al di là della detta linea guardando dalla diga Cagni. Per conseguenza questa pertinenza verrebbe esplicitamente riconosciuta alla Jugoslavia con l'accordo dal quale fosse affermato che, delle acque comprese nel quadrilatero, una parte appartiene all'uno, l'altra parte all'altro dei due Stati». (Luciolli a Quartieri, Roma, 5 marzo 1925, ibidem)

Il 16 marzo, in risposta, Quartieri così scriveva:

«Ritenendo fondate le considerazioni da Lei fatte nella Sua lettera del 5 corrente, ho provveduto a modificare, di concerto con la Delegazione S.C.S., il testo del progetto di accordo per i servizi oltre frontiera, in modo da eliminare qualsiasi accenno all'appartenenza delle acque comprese nel noto quadrilatero, all'una e all'altra Potenza». (Quartieri a Luciolli, Firenze, 16 marzo 1925, ibidem)

In effetti, ogni riferimento all'appartenenza delle acque in questione all'Italia o al Regno serbo-croato-sloveno veniva eliminato dal testo definitivo dell'art.1 della Convenzione, firmata a Nettuno il 20 luglio 1925 [2] .

Vedi anche

Convenzione per i servizi pubblici oltre frontiera, s.l., 6 novembre 1924, ASE, Conf., 68-50; Sous-Comité pour les "Services Publics" au delà de la frontière, s.l., 24 novembre 1924, ibidem.;

Note

[1] vedi anche: 1178/3 - R.D. 16 settembre 1923 n. 2194. Nomina del Governatore militare della città di Fiume e del suo territorio (Leggi e Decreti, 1923, p. 6334);
[Torna al testo]

[2] Testo in Trattati e Convenzioni, v. XXXIV, pp. 623-626.
[Torna al testo]