1416/3 - L'incidente di Spalato

L'11 luglio 1920, a Spalato, il Comandante della nave «Puglia», Gulli, ed il motorista Rossi venivano uccisi durante disordini provocati da nazionalisti slavi, fra i quali alcuni militari serbo-croato-sloveni [1] . Due giorni dopo, il Ministro degli Esteri, Sforza, dava istruzioni all'Incaricato d'Affari ad interim italiano a Belgrado, Galanti, di protestare presso il Governo jugoslavo e di chiedere le seguenti riparazioni: 1) scuse del Governo di Spalato a bordo della «Puglia»; 2) espressioni di rammarico del Governo serbo per l'incidente; 3) indennità alle famiglie dei morti; 4) punizione dei militari che avevano fatto uso delle armi. Il giorno successivo, Galanti si incontrava con il Ministro degli Esteri ad interim serbo-croato-sloveno, Nincic, e così riferiva circa tale colloquio a Sforza:

«Dopo aver protestato per grave incidente Spalato gli ho enunciato le soddisfazioni che Regio Governo richiede. Ministro rispose che prima di darmi risposta definitiva doveva sottoporre nostre domande al Consiglio dei Ministri che avrà luogo domani mattina. Egli intanto mi pregava assicurare V.E. che riconosceva incidente come molto increscioso e che aveva impartito istruzioni per una inchiesta e per la severa punizione dei colpevoli. A suo avviso personale quanto all'accettazione delle nostre condizioni bisognava anzitutto conoscere da che parte erano stati tirati primi colpi». (Galanti a Sforza, Belgrado, 14 luglio 1920, h. 22.00, ASE, P 1919-30, 1305)

Il 16 luglio, Galanti dava notizia di un nuovo colloquio con Nincic:

«Ministro degli Affari Esteri ad interim mi ha detto che questo Governo non può prima di conoscere risultati inchiesta rispondere alla domanda di soddisfazione avanzata da Governo italiano aggiungendo che se effettivamente serbi sono stati provocatori la loro colpa sarebbe grave. Scopo del Governo è di esaminare prima bene la situazione in modo da non lasciare strascichi da entrambe le parti». (Galanti a Sforza, Belgrado, 16 luglio 1920, h. 2.00, ibidem)

Il giorno successivo, il Segretario Generale del Ministero degli Esteri, Contarini, trasmetteva a Galanti la versione italiana dei fatti, come accertati dall'inchiesta del Ministero della Marina. Secondo tale versione, l'imbarcazione con a bordo Gulli e Rossi era stata fatta segno di una scarica di fucileria proveniente dalla costa, senza che vi fosse stata, in precedenza, alcuna azione armata da parte italiana. Contarini concludeva in questi termini:

«Prego [...] chiedere punizione militari serbi che fecero uso armi contro nostri e li percossero. Alcuni dei militari stessi possono essere riconosciuti da nostri marinai e ho interessato Ministero Marina per inchiesta in proposito». (Contarini a Galanti, Roma, 17 luglio 1920, ibidem)

In una lettera indirizzata l'8 settembre 1920 al Presidente della Conferenza della pace, Clemenceau, il nuovo Ministro degli Esteri serbo-croato-sloveno, Trumbic, sosteneva che ad aprire il fuoco era stata l'imbarcazione italiana, che aveva fatto un morto e quattro feriti fra la folla. Il 12 novembre, il Direttore Generale degli Affari Politici E.L. del Ministero degli Esteri, Lago, scriveva a Sforza quanto segue:

«Con telegramma del 21 agosto Galanti comunicava avergli il Ministro Affari Esteri serbo diretto un promemoria con espressioni di vivo rammarico per l'incidente. Si può considerare come adempiuta la richiesta di cui al n. 2. Nessuna delle altre richieste ha avuto esito». (Lago a Sforza, Roma, 12 novembre 1920, ibidem)

Vedi anche

Bordonaro a Sforza, Praga, 16 luglio 1920, h. 2.00, ASE, P 1919-30, 1505; Contarini a Sechi, Roma, 19 luglio 1920, ibidem; Toscani a Imperiali, Roma, 20 luglio 1920, ASE, R Londra, 492; Contarini a Imperiali, Roma, 28 luglio 1920, ibidem; Contarini a Imperiali, Roma, 29 luglio 1920, ibidem; Majoni a Sforza, Roma, 7 agosto 1920, ASE, P 1919-30, 1305; Sforza a Galanti, Roma, 14 agosto 1920, h. 23.00, ibidem; Trumbic a Clemenceau, Parigi, 8 settembre 1920, ibidem; Millo a Giolitti, Zara, 15 settembre 1920, ibidem; Galanti a Majoni, Belgrado, 20 settembre 1920, h. 18.30, ibidem; De Marsanich a Sechi, Roma, 4 dicembre 1920, ibidem; Umiltà a Schanzer, 22 giugno 1922, ASE, Conf., 42-2.;

Note

[1] vedi anche: 1356/3 - Gli incidenti di Trieste;
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