1592/3 - Il materiale ferroviario ex austro-ungarico a Fiume

Il 20 novembre 1924, il Delegato italiano alla Commissione per la Ripartizione del materiale rotabile ex austro-ungarico, Rolla, informava l'Ambasciatore italiano a Parigi, Romano Avezzana, che il 6 maggio precedente il Ministro delle Guerra, Di Giorgio, aveva indirizzato al Ministro degli Esteri ad interim, Mussolini, una nota relativa al materiale ferroviario austro-ungarico che si trovava negli scali ferroviari di Fiume il 4 novembre 1918, giorno della cessazione delle ostilità ai sensi dell'art. 1 del Protocollo di armistizio di Villa Giusti [1] . In proposito, Di Giorgio aveva dichiarato doversi

«Considerare bottino di guerra il materiale rotabile ferroviario che trovasi negli scali della detta città (Fiume) il 4 novembre 1918. Ciò perché l'occupazione di Fiume da parte di navi da guerra italiane avvenne prima delle ore 15 del 4 novembre, prima cioè che avessero termine le ostilità contro l'Austria-Ungheria. Nella mattinata di detto giorno arrivarono infatti nel porto di Fiume i Cacciatorpediniere "Stocco" e "Sirtori" e la R. Nave "Emanuele Filiberto", dalla quale verso le 11,30, sempre di detto giorno, sbarcò l'Ammiraglio Reiner compiendo un vero e proprio atto di guerra, identico sotto tutti gli aspetti a quelli compiuti dai reparti dell'Esercito operante». (Rolla a Romano Avezzana, Vienna, 20 novembre 1924, ASE, R Francia e Russia, 70)

Rolla riferiva inoltre a Romano Avezzana di avere rivendicato all'Italia il materiale ferroviario di Fiume, come legittimo bottino di guerra, il 24 ottobre 1924, allorché la Commissione per la Ripartizione del materiale rotabile ferroviario ex austro-ungarico aveva preso in esame la questione. Nella seduta successiva della Commissione, il Delegato serbo-croato-sloveno aveva invece sostenuto che lo sbarco italiano a Fiume non avesse costituito un atto di occupazione bellica: di conseguenza, il materiale ferroviario non avrebbe dovuto essere considerato bottino di guerra dell'Italia, bensì del Regno serbo-croato-sloveno, che aveva effettivamente occupato, con atto di guerra, il territorio di Fiume. La Commissione rinviava quindi la questione alla Conferenza degli Ambasciatori di Parigi. Il 18 dicembre 1924, il Ministro d'Austria a Parigi, Eichkoff, manifestava la sua opinione in proposito con un aide-mémoire indirizzato al Segretario Generale della Conferenza degli Ambasciatori, Viviani, nel quale, tra l'altro, affermava:

«La question présente revêt un caractère de haute importance pour les principes qui régissent l'interprétation des Traités de Paix. Il s'agit de la notion du "butin de guerre" et de savoir si des objets quelconques peuvent être considérés comme butin de guerre s'ils se sont trouvés dans un territoire dans lequel sont arrivées des parties, si minimes qu'elles fussent, de l'armée conquérante - ou bien s'il ne serait pas plus conforme à l'esprit du droit international, de ne reconnaître qu'il y a "butin de guerre" qu'au cas où la preuve serait fournie que des parties de l'armée conquérante ont effectivement conquis et saisi d'après les lois et coutumes de guerre les objets réclamés. Il s'agit donc d'établir: 1) qu'au moment donné le matériel réclamé se serait trouvé au complet dans l'endroit en question, et 2) que cet endroit a été occupé par des forces suffisantes à la saisie du matériel et que ce dernier a été effectivement et durablement pris en possession de sorte qu'il se trouva derrière la ligne de feu». (Aide-Mémoire di Eichkoff a Viviani, Parigi, 18 dicembre 1924, ibidem)

Il 25 luglio 1925, l'Incaricato d'Affari ungherese a Roma, de Hedry, presentava a sua volta a Mussolini un aide-mémoire sulla questione, nel quale affermava fra l'altro quanto segue:

«Bien que cette revendication italienne - dans le cas qu'elle serait acceptée - ne porterait pas atteinte au point de vue du gouvernement hongrois selon lequel il ne peut [?] être question de butin après la Convention d'Armistice de Villa Giusti, mais elle contribuerait très efficacement à affaiblir l'un de nos arguments les plus importants touchant les questions de butin de guerre et d'armistice. D'après le point de vue du gouvernement hongrois en effet la marche en avant des troupes serbes au délà des limites fixées par la Convention de Villa Giusti était contraire aux dispositions de la Convention d'Armistice susmentionnée. Or, Fiume se trouvant à Nord de la ligne déterminée à Villa Giusti, elle est au nombre des localités dont l'occupation n'a pas été prévue par l'armistice. En outre la revendication italienne est contestable au point de vue qu'elle comporte une interprétation très large du droit de butin vu qu'elle est basée non pas sur l'occupation de la ville, mais sur l'entrée pacifique de quelques personnes militaires. La Direzione Generale degli Affari Politici E.L. del Ministero degli Esteri chiedeva chiarimenti al Capo reparto operazioni dello Stato Maggiore dell'Esercito, Generale Amantea, che li forniva il 16 agosto 1925, nei seguenti termini: «1°) L'Armistizio di Villa Giusti fissava una linea di delimitazione in corrispondenza del fronte italiano; non può perciò riguardare le truppe serbe, per le quali ha valore l'Armistizio di Belgrado, stipulato il 13 novembre 1916, con effetto dal 21 novembre, fra il Comando dell'Armata d'Oriente e l'Ungheria. 2°) Fiume, situata ad est e non a nord della linea d'Armistizio, venne occupata prima dell'entrata in vigore di questo. Perciò la sua occupazione - il cui mantenimento dopo il 4 novembre rientra nel disposto dell'articolo 4, capoverso 2° del Protocollo di Villa Giusti - è da considerarsi come azione di guerra, anche se avvenuta senza spargimento di sangue, e col consenso, anzi, della popolazione fiumana. 3°) Non risponde a verità l'asserzione che l'occupazione di Fiume sia consistita nel pacifico ingresso di pochi militari, perché, se pure mancarono alcune formalità per l'occupazione, permane il fatto che alle banchine del porto di Fiume si ormeggiarono alle 10 del mattino del 4 Novembre tre navi da guerra italiane, in pieno assetto di guerresco, e precisamente la R.N. Emanuele Filiberto e due cacciatorpediniere. 4°) Nessuna analogia esiste tra l'occupazione di Fiume e l'occupazione del territorio ungherese da parte de Serbi e dei Rumeni: l'Italia occupò Fiume prima dell'entrata in vigore dell'Armistizio di Villa Giusti, mentre Serbia e Rumenia oltrepassarono la linea dell'Armistizio di Belgrado dopo la sua stipulazione» (Amantea a Biancheri Chiappori, Roma, 16 agosto 1925, ibidem). (Aide-Mémoire di de Hedry, Roma, 25 luglio 1925, ASE, P 19-30, 1094)

Sulla scorta di tali precisazioni, il Segretario Generale del Consiglio del Contenzioso Diplomatico, Giannini, così scriveva a Biancheri Chiappori il 27 agosto 1925:

«Poiché dalle informazioni fornite dal Ministero della Guerra risulta che l'occupazione di Fiume, avvenuta prima del termine stabilito dall'Armistizio di Villa Giusti, sia pure senza spargimento di sangue, ma sempre in pieno assetto d'azione, presenta degli estremi tali da doverla far considerare senz'altro come azione di guerra, è quindi da ritenersi legittimo bottino il materiale ad uso di guerra, e ad essa necessario, ivi rinvenuto». (Giannini a Biancheri Chiappori, Roma, 27 agosto 1925, ibidem)

Vedi anche

Aide-Mémoire di Hendry a Mussolini, Roma, 25 luglio 1925, all. a Mussolini a Romano Avezzana e Oddone, Roma, 11 agosto 1925, ASE, P 1919-30, 1094; Oddone a Mussolini, Roma, s.g. settembre 1925, ibidem; Romano Avezzana a Mussolini, Parigi, 10 ottobre 1925, ibidem.;

Note

[1] Il testo dell'art. 1 del Protocollo d'Armistizio con l'Austria-Ungheria, firmato a Villa Giusti il 3 novembre 1918, si trova in Trattati e Convenzioni, v. XII, p. 597.
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