1625/3 - Le piccole proprietà tedesche in Italia

Nel novembre 1919 il Governo tedesco chiedeva in via ufficiosa al Governo italiano di riscattare in massa i beni germanici in Italia già sottoposti a sequestro o sindacato durante la guerra, mediante un corrispettivo globale in merci. In un telegramma inviato il 4 novembre 1919 al Capo della Delegazione italiana alla Conferenza della pace di Parigi, Orlando, il Sottosegretario agli Esteri, Sforza, chiedeva se il Governo italiano intendesse avvalersi della facoltà attribuita alle Potenze Alleate dall'art. 297, lett. b, del Trattato di pace di Versailles di ritenere e liquidare i beni privati nemici situati nei rispettivi territori [1] , oppure intendesse rinunciarvi. Sforza osservava:

«La confisca di queste proprietà, per quanto consentitaci dal Trattato, oltreché non riuscire molto vantaggiosa all'erario pubblico, assumerebbe carattere contrastante coi principi del diritto internazionale pei quali gli averi del privato sono stati comunemente considerati esenti da misure di rappresaglia, confisca ecc. I beni di tal natura sembrerebbe quindi equo venissero restituiti agli aventi diritto, mentre invece la procedura di liquidazione sarebbe forse giustificata in relazione alle imprese industriali e bancarie per le quali si riscontrerebbe la opportunità di compiere opera di nazionalizzazione. Salvo dunque un più approfondito esame della questione la via che forse sarebbe da scegliere, quella sarebbe di restituire al Governo germanico tutte le proprietà aventi carattere esclusivamente privato e quelle anche di carattere commerciale ed industriale delle quali non si ritenga opportuno compiere la nazionalizzazione». (Sforza a Orlando, Roma, 4 novembre 1919, h. 20.00, ASE, Z, 184)

Sforza prospettava invece la soluzione opposta in relazione alla confisca dei beni di Stato tedeschi [2] . Il Consiglio dei Ministri decideva in effetti di procedere alla «liberazione» delle piccole proprietà tedesche in Italia, approvando, nella seduta del 29 settembre 1920, disposizioni relative alla rinunzia da parte dell'Italia ad esercitare il diritto di confisca contemplato dall'art. 297, lett. b, del Trattato di Versailles. Tali norme venivano poi emanate con Decreto del 7 novembre 1920 n. 1840 [3] .

Note

[1] Tale disposizione era del seguente tenore: ««La question des biens, droits et intérêts privés en pays ennemi recevra sa solution conformément aux principes posés dans la présente Section [...]. b) Sous réserve des dispositions contraires qui pourraient résulter du présent Traité, les Puissances alliées ou associées se réservent le droit de retenir et de liquider tous les biens, droits et intérêts appartenant, à la date de la mise en vigueur du présent Traité, à des ressortissants allemands ou des sociétés contrôlées par eux sur leur territoire, dans leurs colonies, possessions et pays de protectorat, y compris les territoires qui leur ont été cédés en vertu du présent Traité. La liquidation aura lieu conformément aux lois de l'Etat allié ou associé intéressé et le propriétaire allemand ne pourra disposer de ces biens, droits et intérêts, ni les grever d'aucune charge, sans le consentement de cet Etat. Ne seront pas considérés, au sens du présent paragraphe, comme ressortissants allemands les ressortissants allemands qui acquièrent de plein droit la nationalité d'une Puissance alliée, par application du présent Traité» (Trattati e Convenzioni, v. XXIV, p. 286-287).
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[2] vedi anche: 1614/3 - I beni pubblici tedeschi in Italia;
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[3] vedi anche: 1619/3 - R.D. 7 novembre 1920 n. 1840, che stabilisce la rinunzia da parte dello Stato all'esercizio del diritto d'incamerare le piccole proprietà tedesche (Leggi e Decreti, 1920, pp. 5013-5014).;
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