1629/3 - La Villa Falconieri a Frascati

Il R.D. 10 aprile 1921 n. 470 stabiliva, in conformità ai Trattati di pace di Versailles e di Saint-Germain, la devoluzione al Demanio dello Stato dei beni appartenenti, all'entrata in vigore degli stessi Trattati, a sudditi della Germania o dell'ex Impero d'Austria-Ungheria [1] . Tra i beni ai quali tale Decreto era applicabile rientrava anche la Villa Falconieri in Frascati, proprietà personale dell'ex Imperatore tedesco Guglielmo II, come risultava dai registri catastali. Ma per evitare la confisca, l'Ambasciatore tedesco a Roma, Beremberg Gossler, indirizzava il 26 settembre 1921 una nota al Ministro degli Esteri, Sforza, nella quale affermava:

«L'Ambasciata di Germania crede utile di comunicare al Regio Ministero degli Affari Esteri, che detta Villa deve essere considerata come proprietà dello Stato prussiano. Una confisca della Villa toccherebbe dunque i diritti di questo Stato». (Beremberg Gossler a Sforza, Roma, 26 settembre 1921, ASE, Aff. Priv., I, 14)

In tal modo, si sarebbe esclusa la natura di bene privato della Villa e, quindi, l'applicabilità del R.D. n. 470. Il trattato di Versailles, infatti, menzionava solo la facoltà delle Potenze Alleate di confiscare i beni privati [2] . Sforza chiedeva quindi un parere in merito al Delegato italiano alla Commissione delle Riparazioni, D'Amelio, il quale, il 6 ottobre 1921, così rispondeva al nuovo Ministro degli Esteri, Tomasi della Torretta:

«Trattato di Versailles non autorizza confisca dei beni appartenenti Stato o Corona tedeschi esistenti antico Regno. Questi beni sono stati confiscati da alleati in base diritto internazionale tempo guerra. In tal modo Francia ha incamerato palazzo Galliera sede ambasciata d'Austria. Secondo avviso prevalente art. 297 trattato di Versailles si occuperebbe solo beni privati appunto perché principi generali diritto guerra bastano per beni stato. In tal modo si eliminerebbe contraddizione esistente trattato che autorizza confisca beni privati ex nemici e non tocca beni pubblici ex nemici. Se nostro Governo non abbia provveduto prima armistizio si dovrebbe esaminare se non possa equipararsi confisca a sequestro qualora sia stato imposto. In ogni caso va da sé che i beni personali Imperatore o Principi Case Reali sono colpiti dall'art. 297 trattato di Versailles». (D'Amelio a Tomasi della Torretta, Parigi, 6 ottobre 1921, h. 17.40, ibidem)

Il 9 novembre 1921, Beremberg Gossler inviava a Tomasi della Torretta una nota così redatta:

«Ho l'onore di comunicarle che sono ora informato ufficialmente dal Procuratore Generale dell' ex Imperatore tedesco della rinunzia di questo ultimo al suo possesso alla Villa Falconieri a Frascati. Contemporaneamente il Procuratore Generale mi ha mandato una lettera indirizzata all'Avvocato Boschi-Hüber, del seguente tenore: "D'ordine di Sua Maestà il già Imperatore e Re Guglielmo II e legittimato per mezzo di una procura generale della quale accludo una copia legalizzata, La prego di provvedere al più presto possibile alla voltura della Villa Falconieri presso Frascati sul nome del Fisco prussiano nelle forme necessarie in accordo con le leggi italiane"». (Berengerg Gossler a Tomasi della Torretta, Roma, 9 novembre 1921, ibidem)

Ciò nonostante, il Ministro dell'Industria e del Commercio, Belotti, disponeva il sequestro di Villa Falconieri, ordinato dal Prefetto di Roma con provvedimento del 23 novembre 1921. In una relazione al Ministro dell'8 dicembre 1921, l'Ufficio Trattati e Conferenze del Ministero degli Esteri faceva presenti le insistenze dell'Ambasciatore tedesco affinché la Villa fosse restituita al suo Governo, nei seguenti termini:

«Prosegue l'Ambasciatore insistendo nella sua tesi che la villa non possa esser confiscata neanche in base al disposto dell'art. 297 b) del Trattato di Versaglia, perché è e deve ritenersi di proprietà del demanio prussiano [...]. In base al trattato di Versaglia, possono confiscarsi i beni personali dell'ex imperatore e dei principi, non quelli appartenenti allo Stato ed alla Corona tedeschi, i quali ultimi sono stati confiscati dagli alleati in base al diritto internazionale del tempo di guerra. [...] In questo stato di cose, l'Ufficio chiede a V.E. istruzioni, esprimendo il sommesso parere che, ove non si voglia informare la decisione a criteri di opportunità politica interna od estera, che esulano dalla propria competenza, e si voglia, invece, informare tale decisione a criteri strettamente giuridici, sia opportuno di pregare S.E. il Ministro dell'Industria e Commercio di ordinare, in via riservata, delle indagini allo scopo di accertare quale giuridico fondamento possano avere le deduzioni dell'Ambasciata di Germania, dal momento che la villa risulta al catasto intestata all'ex Imperatore, e che non sono state osservate pel suo trapasso - se vero - allo Stato prussiano, le forme di pubblicità stabilite dal nostro diritto civile per trasferimento degli immobili da persona a persona». (Palombo a Tomasi della Torretta, Roma, 8 dicembre 1921, ibidem)

Pertanto, il 29 dicembre 1921, Tomasi della Torretta così scriveva a Belotti:

«Mi pregio portare a conoscenza di V.E. che l'Ambasciata germanica ha informato che il Procuratore Generale dell'ex Imperatore Guglielmo ha rinunciato al suo possesso della villa Falconieri in Frascati, ed ha dato incarico all'avvocato Boschi-Hüber di provvedere alla voltura della predetta villa sul nome del Fisco prussiano nelle forme necessarie in accordo con le leggi italiane. Ritengo che un simile tardivo provvedimento non potrebbe avere alcuna efficacia, e che, ad ogni modo, la cosa costituisca la prova migliore che all'epoca dell'entrata in vigore del trattato di Versaglia non vi era stata rinunzia da parte dell'ex imperatore: per cui la villa era da considerarsi di proprietà personale di lui, e, quindi, confiscabile a norma dell'art. 297 del suddetto trattato». (Tomasi della Torretta a Belotti, Roma, 29 dicembre 1921, ibidem)

Il 19 aprile 1923, il nuovo Ministro dell'Industria e del Commercio, Rossi, trasmetteva al Ministro degli Esteri ad interim, Mussolini, il parere espresso sull'argomento dal Comitato per la sistemazione dei rapporti economici dipendenti dai Trattati di pace, del seguente tenore:

«Dovendosi ammettere la persistenza del diritto di proprietà nell'Imperatore Guglielmo rendonsi applicabili l'art. 297 lett. b del Trattato di Versailles e le disposizioni del R. D. 10 aprile 1921 N. 470, che dispone la devoluzione al demanio dello Stato italiano dei beni privati tedeschi. Basta poi appena accennare che il diritto a tale devoluzione acquistato dall'Italia con effetto della data del decreto stesso, non potrebbe venire in alcun modo pregiudicato dal successivo atto 9 agosto 1921 col quale l'ex Imperatore Guglielmo dichiarava di rinunziare a favore della Repubblica prussiana ad ogni suo diritto sulla villa Falconieri. Per tali considerazioni il Comitato esprime parere contrario all'accoglimento della istanza dell'Ambasciata germanica concernente la villa suddetta». (Parere del Comitato del Ministero per l'Industria e il Commercio per la sistemazione dei rapporti economici dipendenti dai Trattati di Pace, Roma, 20 dicembre 1922, all. a Rossi a Mussolini, Roma, 19 aprile 1923, ibidem)

Accogliendo il parere del Comitato, Mussolini inviava al nuovo Ambasciatore tedesco a Roma, von Neurath, la seguente Nota Verbale

«Il Regio Ministero degli Affari Esteri ha l'onore di portare a conoscenza dell'Ambasciata di Germania che le regie autorità competenti hanno opinato che si debba ritenere ormai definitivamente devoluta al Demanio dello Stato italiano la villa Falconieri in Frascati, ai sensi del R.D. 10 aprile 1921, n. 470. Basta all'uopo osservare che, secondo la legge italiana, la prova legale della proprietà non può derivare che dalla trascrizione, la quale - nel caso in ispecie - risulta in vero solo a nome dell'ex Imperatore Guglielmo». (Nota Verbale consegnata da Mussolini a von Neurath, Roma, 4 giugno 1923, ibidem)

Vedi anche

Beremberg Gossler a Sforza, Roma, 10 agosto 1920, ASE, Aff. Priv., I, 14; Palombo a Tomasi della Torretta, Roma, 4 ottobre 1921, ibidem.;

Note

[1] vedi anche: 1620/3 - R.D. 10 aprile 1921 n. 470 contenente norme per la devoluzione al Demanio dello Stato dei beni appartenenti, all'entrata in vigore dei trattati di pace, a sudditi della Germania o dell'antico Impero d'Austria (Leggi e Decreti, 1921, p. 1258).;
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[2] L'art. 297 del Trattato, stabiliva, infatti: ««La question des biens, droits et intérêts privés en pays ennemi recevra sa solution conformément aux principes posés dans la présente Section [...]. b) Sous réserve des dispositions contraires qui pourraient résulter du présent Traité, les Puissances alliées ou associées se réservent le droit de retenir et de liquider tous les biens, droits et intérêts appartenant, à la date de la mise en vigueur du présent Traité, à des ressortissants allemands ou des sociétés contrôlées par eux sur leur territoire, dans leurs colonies, possessions et pays de protectorat, y compris les territoires qui leur ont été cédés en vertu du présent Traité. La liquidation aura lieu conformément aux lois de l'Etat allié ou associé intéressé et le propriétaire allemand ne pourra disposer de ces biens, droits et intérêts, ni les grever d'aucune charge, sans le consentement de cet Etat. Ne seront pas considérés, au sens du présent paragraphe, comme ressortissants allemands les ressortissants allemands qui acquièrent de plein droit la nationalité d'une Puissance alliée, par application du présent Traité» (Trattati e Convenzioni, v. XXIV, p. 286-287). Vedi caso 7A.
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