29/1 - L'applicazione della Convenzione italo-uruguayana del 24 novembre 1859

Al rilievo del Ministro degli Esteri dell’Uruguay, Perez, secondo cui non si poteva invocare l’applicazione della Convenzione diplomatica italo-uruguayana del 24 novembre 1859 (con la quale si riconoscevano da parte uruguayana taluni debiti nei confronti di un cittadino italiano, tale Antonini) perchè priva, da parte uruguayana, della sanzione legislativa, l’Incaricato d’Affari italiano a Montevideo, Barbolani, riferiva di avere replicato:

«Io non celai punto la mia sorpresa al Signor Perez, e gli dissi risolutamente che il Governo di Sua Maestà non poteva ammettere né l’una né l’altra eccezione da lui addotta. Gli dissi che senza entrare in discussione per sapere sino a qual punto il Ministro che aveva sottoscritto e messo ad atto la Convenzione diplomatica del 24 Novembre 1859 fosse a ciò autorizzato dalla Legge del 14 luglio 1855, cosa a cui noi eravamo totalmente estranei, egli non doveva ignorare che qualunque Trattato internazionale è di sua natura esecutorio, a meno che una clausola espressa non ne stipuli la sospensione, sia nel caso che si facesse sotto la riserba delle ratifiche, sia nel caso che si riserbasse la sanzione del potere legislativo; un tale articolo sospensivo non esistere nella Convenzione di cui si tratta, epperò dovere essa riguardarsi come completa ed esecutoria dal dì della sottoscrizione. Che questo Governo sia attualmente di parere che il Ministero il quale sottoscrisse e cominciò ad eseguir la Convenzione avesse oltrepassato le sue attribuzioni; che questa abbisognasse oppurnò della sanzione legislativa, son queste formalità tutte di economia interna della Repubblica, che non possono per nulla invalidare la Convenzione» (Barbolani a Durando, Montevideo, 25 luglio 1862, ASE, 830).  

I medesimi concetti erano ribaditi e sviluppati in una successiva nota del Barbolani al Ministro degli Esteri dell’Uruguay:

«Egli è ovvio infatti che le Convenzioni diplomatiche sono sempre di lor natura esecutorie, e tutte le volte che se ne voglia rendere sospensivo l’effetto, perchè si creda necessaria o la ratifica del Capo dello Stato o la sanzione del Parlamento, un articolo apposito inserito nel testo della Convenzione, stipula espressamente una siffatta riserva. Ma una tale clausola non esiste nella Convenzione del 24 Novembre, epperò non si scorge donde il signor Acevedo abbia potuto desumere, in piena pace, un diritto che il solo stato di guerra concede, e nemmeno in tutti i casi, poiché la sola guerra annulla, ipso facto, l’esistenza dei Trattati. Ed invero dove sarebbe la santità dei Trattati se una delle parti contraenti, per un cambiamento di persone avvenuto nell’amministrazione della cosa pubblica potesse mentre l’esecuzione di una Convenzione è già in corso, sospenderne motu proprio l’effetto, adducendo per motivo sia che il soscrivente avesse oltrepassato i suoi poteri, sia che vi fosse stata lesione o errore di calcolo nelle cifre di comune accordo stabilite? Ma le Convenzioni in questo caso non sarebbero se non un pezzo informe di carta, che a ciascuno è lecito di lacerare, ove ciò gli torni comodo, né varrebbe veramente la pena di conchiuderle.
D’altronde il signor Acevedo, in data de’ 16 aprile 1860 asseriva di aver dovuto sottomettere la Convenzione Antonini alla conoscenza dell’Assemblea Generale. Ora com’è che in due anni di tempo l’onorevole Camera non ha preso alcuna decisione a tal riguardo? Ovvero perchè, a somiglianza di quanto fu praticato coi così detti «crediti Brittannici », non si fece inserire nel bilancio passivo della Repubblica le somme dovute al Signor Antonini? É egli ammissibile che si voglia addurre come giusto motivo d’inadempimento un fatto che dipende interamente dalla propria volontà? [...]
Quindi è, che il sottoscritto, Incaricato di affari di Sua Maestà il Re d’Italia ha ricevuto dal Governo di Sua Maestà l’ordine espresso di richiamare su questo affare la seria attenzione di Sua Eccellenza il Signor Don A. M. Perez, Ministro delle Relazioni estere, e rinnovando le proteste fatte dal suo predecessore Commendator Cerruti e le riserve stipulate nell’Articolo IV della Convenzione del 24 Novembre 1859, domandare che il Governo della Repubblica Orientale [Uruguay] rivenga alla esecuzione pura e semplice della Convenzione medesima, che non ha mai peraltro cessato legalmente di esistere, checché possa dirsi in contrario.
Al Governo di Sua Maestà non compete pronunziarsi e non entrerà mai a discutere sulla convenienza o la necessità di talune formalità, che riguardano solo la interna economia della Repubblica e che d’altronde possono sempre essere adempiute, ove si credano necessarie, senza che per ciò si abbia il diritto di sospendere la Convenzione. Pel Governo di Sua Maestà la quistione è molto semplice, anzi non v’ha quistione di sorta. Una Convenzione Diplomatica esiste fra il Governo di Sua Maestà e quello della Repubblica Orientale, e in essa non v’ha alcun articolo che conceda ad una delle parti contraenti la facoltà di sospenderne l’esecuzione. La buona fede, dunque, la dignità stessa delle due alte Parti contraenti esige che sia essa rispettata ed eseguita» (Barbolani a Perez, Montevideo, 28 agosto 1862, all. a Barbolani a Durando, Montevideo, 30 agosto 1862, ASE, 830).
 

Pur tuttavia, il Barbolani suggeriva una soluzione pratica della vertenza. I termini di tale soluzione erano così esposti in un suo rapporto al Ministro degli Esteri, Durando:

«Il mezzo termine, al contrario, che io suggeriva sarebbe stato quello di rimettersi in vigore la Convenzione esistente per mezzo di un Decreto del Potere Esecutivo, salvo a regolar poscia il capitolo interessi e le penalità incorse a senso della Convenzione lasciando al Governo la cura di regolarizzare la sua posizione in faccia alle Camere. Che il Governo potesse ciò fare non ci ha dubbio alcuno. Infatti pei così detti “crediti Britannici” che sono della stessa specie del credito Antonini e pei quali fu stipulata con la Legazione Inglese una Convenzione identica alla nostra, il Governo Orientale, credendosi abbastanza autorizzato dalla Legge del 15 Luglio del 1857, si limitò a comprendere nel bilancio passivo le somme convenute, senza punto credere necessaria una novella Legge che appositamente approvasse la Convenzione» (Barbolani a Durando, Montevideo, 30 agosto 1862, ASE, 830).  

Il Segretario Generale del Ministero degli Esteri italiano approvava l’atteggiamento del Barbolani quale era esposto nel dispaccio del 25 luglio 1862 (Melegari a Barbolani, Torino, 21 settembre 1862, ASE, 402).
Dopo lunghe trattative la vertenza era chiusa con un protocollo del 10 (18) giugno 1864 con il quale veniva rimessa in vigore la Convenzione dei 1859.

Vedi anche

Barbolani a Pasolini, Montevideo, 16 gennaio, 1863, ASE, 830; Barbolani a Visconti Venosta, Montevideo, 29 maggio 1864, ibidem; Barbolani a Visconti Venosta, Montevideo, 14 giugno 1864, ibidem; Barbolani a Visconti Venosta, Montevideo, 28 giugno 1864, ibidem; Barbolani a Visconti Venosta, Montevideo, 14 luglio 1864, ibidem.;