33/1 - L'esecuzione della Convenzione del 4 febbraio 1876 e il risarcimento dei danni subiti dagli italiani in El Salvador

Nel corso di torbidi scoppiati nel giugno 1875 a San Miguel, in El Salvador, il locale Consolato italiano era stato messo a sacco, era stata calpestata la bandiera, ed era stato ferito lo stesso Console, Bruni. Altri Italiani, poi, avevano subito danni. L’incaricato d’Affari italiano a Guatemala, Anfora, recatosi in El Salvador per curare gli interessi italiani, aveva ottenuto, a riparazione delle offese arrecate, il saluto della bandiera ed aveva stipulato una convenzione col Sottosegretario del Ministero degli Esteri di El Salvador, Cacéres, per il risarcimento dei danni subiti dagli italiani. Secondo tale convenzione i cittadini italiani avrebbero dovuto provare i danni subiti e il rimborso sarebbe stato finanziato con l’emissione di «biglietti del Debito Pubblico», creati dal Corpo legislativo subito dopo l’approvazione da parte di quest’ultimo della convenzione stessa. L’esecuzione della convenzione apparve però compromessa da un cambiamento di governo in El Salvador, poiché, come informava l’Anfora, il nuovo governo

«Non rispettando gli impegni presi dal Governo precedente, si è creduto nel diritto di annullare la Convenzione del 4 febbraio, modificandola e rifondendola in una legge finanziaria prima di presentarla alla ratificazione del Congresso e senza farne neppure cenno a questa Regia Legazione.
Questo modo di procedere [è] così poco conforme alle regole e convenienze internazionali» (Anfora a Melegari, Guatemala, 20 agosto 1876, ASE, 1244).
 

La Convenzione del 4 febbraio, ribadiva nello stesso dispaccio l’Anfora,

«È un patto solenne che nessuna delle parti contraenti ha diritto di modificare o annullare senza il consentimento dell’altra» (ibidem).  

Con questa valutazione, però, non concordava il Ministro degli Esteri, Melegari, che, pur approvando i passi ufficiosi intrapresi dall’Anfora a tutela degli interessi italiani, così scriveva:

«Il Governo del Re non può dissimulare a sé stesso che la Convenzione del 4 febbraio non può ritenersi come atto perfetto in fino a che non abbia avuto l’approvazione della Assemblea del Salvador; e solo sarebbe da giudicarsi siccome procedere poco amichevole da parte del Governo della Repubblica, se non patrocinasse lealmente e vigorosamente presso l’Assemblea l’approvazione di quella Convenzione, benchè stipulata da altra Amministrazione» (Melegari a Anfora, Roma, 11 ottobre 1876, ASE, 1102).  

Alla fine tuttavia l’Anfora riusciva ad ottenere la fedele esecuzione della Convenzione del 4 febbraio 1876 (Anfora a Melegari, Guatemala, 4 aprile 1877, ASE, 1244).

Vedi anche

Bruni a Visconti Venosta, San Miguel, 26 giugno 1875, all. a Anfora a Visconti Venosta, Guatemala, 14 luglio 1875, ASE, 1244; Anfora a Visconti Venosta, Guatemala, 14 luglio 1875, ibidem; Anfora a Visconti Venosta, Guatemala, 19 agosto 1875, ibidem; Visconti Venosta a Anfora, Roma, 7 settembre 1875, ASE, 1102; Anfora a Visconti Venosta, Guatemala, 8 settembre 1875, ASE, 1244; Anfora a Visconti Venosta, Guatemala, 4 novembre 1875, ibidem; Torres Caicedo a Melegari, Roma, 9 aprile 1877, ibidem; Melegari a Torres Caicedo, Roma, 19 aprile 1877, ASE, 1102; Melegari a Anfora, Roma, 20 maggio 1877, ibidem.;